Il Pronto soccorso di Tempio si avvia alla chiusura, non ci sono più specialisti per il presidio della emergenza urgenza dell’Alta Gallura. E non si tratta di una misura provvisoria in attesa di nuovo personale, la chiusura potrebbe essere definitiva. Ieri pomeriggio i manager della Asl di Olbia e i responsabili dei Pronto soccorso di Olbia, Tempio e La Maddalena hanno preso atto della risposta della Regione: arrangiatevi con il personale che avete, per ora non è possibile riempire i vuoti che via via stanno lasciando i gettonisti in uscita.
I disagi
Il quadro è chiaro: Olbia, ovviamente, non può chiudere i battenti, La Maddalena come isola è fuori discussione, quindi il conto lo pagheranno per intero il Paolo Dettori di Tempio e gli utenti dell’Alta Gallura. Esito che viene dato per scontato, visto che nel mese di marzo ci sono già una ventina di turni scoperti. Ieri il vertice convocato dalla Asl gallurese si è concluso senza una decisione. Il Pronto soccorso di Tempio da oggi naviga a vista, di fatto nei prossimi giorni turni su turni saranno coperti dal responsabile del servizio, Nicola Tondini, e dalla collega Maria Franca Pischedda. Due specialisti che spesso danno manforte anche al Pronto soccorso di Olbia. Una situazione pericolosa: i due medici operano in queste condizioni da mesi. E le prossime settimane non promettono niente di buono, la segretaria territoriale della Cgil Funzione pubblica, Jessica Cardia, ha dichiarato: «In Regione parlano del nuovo concorso, ma vorrei segnalare che nessuno dei candidati costituirà una nuova risorsa per i Pronto soccorso della Gallura, perché questi medici saranno stabilizzati negli incarichi che già ricoprono».
«Salvate Olbia»
La drammatica situazione gallurese ora sembra avviata a una priorità assoluta, concentrare le poche risorse disponibili sul Pronto soccorso del Giovanni Paolo II di Olbia. I due specialisti di Tempio sarebbero assegnati, ammesso che accettino, al presidio olbiese. Alla base di tutto c’è la progressiva indisponibilità dei gettonisti in scadenza di contratto (alcuni di loro hanno operato anche per i codici maggiori). Gli stessi gettonisti i cui requisiti sono oggetto di verifiche da parte dei Carabinieri del Nas. E ieri è arrivata una nota di Ares, che spiega le modalità di assunzione dei “medici in affitto”.
«Doppio controllo»
Ares puntualizza: «Il contratto prevede l’erogazione di un servizio di guardia medica attiva presso i Pronto soccorso che non dispongono di un numero sufficiente di medici dipendenti. Si tratta di professionisti medici selezionati dalla società aggiudicataria dell’appalto sulla base dei requisiti previsti negli atti di gara. Ares provvede alla verifica dei requisiti formali. In alcuni casi, inferiori al 3 per cento, sono emerse non conformità che hanno comportato la non ammissione. C’è un’ulteriore verifica “sul campo”, consistente nella compilazione di una scheda di valutazione relativa alle competenze e alle attitudini dimostrate. Tale scheda viene redatta dai Responsabili del Pronto soccorso. Anche in questo caso, le valutazioni negative rappresentano una percentuale contenuta (inferiore al 2% del totale) e hanno comportato la sostituzione del professionista. Con riferimento, invece, alla segnalazione secondo cui tra i medici inseriti nei turni figurerebbe un professionista interessato da un’indagine penale, si sottolinea che Ares ha richiesto l’immediata sostituzione. Si ribadisce il principio di presunzione di innocenza. Non si ritiene accettabile alcuna forma di denigrazione nei confronti di professionisti che abbiano esercitato altre attività prima o parallelamente alla professione medica. Ogni attività lavorativa è dignitosa. Qualora il Servizio sanitario regionale disponesse di un numero adeguato di specialisti in emergenza-urgenza, non vi sarebbe la necessità di ricorrere ai professionisti esterni».
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