«Un episodio tra i tanti», racconta Mario Vicentini, presidente dell’associazione di volontariato Alba, «abbiamo portato al Pronto soccorso una donna di 102 anni con una frattura al braccio, poverina, non si lamentava più di tanto, solo, chiedeva in continuazione “ma dov’è il dottore? Dov’è il dottore?”. Ha atteso oltre sei ore a bordo dell’ambulanza». Ancora: «L’altro giorno c’erano quindici mezzi in fila fuori da un ospedale, di conseguenza, disponibili, in giro nell’area metropolitana di Cagliari, ce n’erano soltanto altri due, uno a Pula e uno a Burcei».
Vicentini conferma e ribadisce quello che sta accadendo in questi giorni, da Natale a oggi: «Siamo in una situazione di collasso operativo, un quadro drammatico nei tre Pronto soccorso cittadini, al Santissima Trinità, al Brotzu e al Policlinico, a causa della mancanza di posti letto, della carenza di personale, e delle scarse risposte ai bisogni di assistenza primaria che dà il territorio, quindi, quasi tutti si riversano su Cagliari, che non regge il carico».
L’appello
Tutto questo mentre i rappresentanti delle associazioni Libere, delle Misericordie, delle cooperative sociali, dell’Anpas e dell’Avis invocano una chiamata dall’assessorato alla Sanità per la definizione della convenzione del 118, «in un momento difficilissimo, quando c’è necessità che la Regione si assuma una serie di impegni», sottolinea Pierpaolo Emmolo, «mentre i volontari sono sempre più amareggiati – e moltissimi stanno abbandonando l’attività – per i turni assurdi che devono sostenere e perché in molti casi vengono usati come “infermieri”, non avendo né titoli né competenze adeguate».
Insomma, una situazione realmente esplosiva in tutta l’Isola (come pure in altre regioni): i Pronto soccorso che funzionano sono al collasso. «In tutta Italia si registra un aumento importante di accessi, soprattutto di pazienti fragili, con un peggioramento del fenomeno del “boarding”, lo stazionamento in barella dei malati che hanno bisogno di un posto letto», dice Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società
italiana della medicina di emergenza urgenza (Simeu). «Alla base, c'è un rallentamento delle dimissioni da parte delle degenze legato a malati che sono più difficili, più fragili. Ogni malato in boarding rallenta di 19 minuti il tempo di accesso di pazienti in Pronto soccorso e se questi sono 20, significa più di tre ore di attesa».
Il deficit
«Noi i codici rossi e arancioni riusciamo a prenderli in carico nei tempi giusti», spiega il direttore generale dell’Arnas Brotzu Maurizio Marcias, «ma il problema sono gli altri, il 60% degli accessi al Pronto soccorso riguarda codici bianchi e verdi, cioè pazienti che dovrebbero essere assistiti nel territorio, dalle guardie mediche o dai medici di base. E bisogna riattivare anche le emergenze nei piccoli ospedali». Detto questo, «il problema gravissimo è la mancanza di posti letto. Ribadiamo quanto sarebbe importante riaprirne al Marino e al Binaghi, e ricordiamo anche alle Case di cura convenzionate che fanno parte di un sistema, dunque, è impensabile che alcune, durante le feste (o ad agosto), chiudano per ferie. Per il post-acuzie dovremmo avere 0,7 posti ogni mille abitanti, invece ne abbiamo meno della metà. Il sistema è in sicurezza, ma fatica parecchio».
Intanto il direttore sanitario della Asl 8 Roberto Massazza fa sapere che la complicata situazione del Pronto soccorso del Santissima Trinità ieri «è decisamente migliorata, e ci sono attualmente cinque pazienti in “boarding”, in attesa di ricovero. Un ringraziamento particolare», sottolinea, «va alla presidente Todde, che non ci ha fatto mancare il suo prezioso sostegno in questo difficile momento».
Il Marino
Interviene Edoardo Tocco, vice segretario regionale e capogruppo di Forza Italia al Comune: «La situazione è catastrofica. Non c’è più tempo da perdere: la riapertura del Pronto soccorso del Marino è una necessità non più rimandabile. Mentre il Policlinico e il Santissima Trinità scoppiano, con decine di pazienti ammassati nei corridoi in attesa di un posto letto e medici ormai allo stremo delle forze, appare evidente l'errore strategico commesso con la chiusura del presidio del Poetto. Chiediamo una svolta decisa alla Giunta: si ripristinino immediatamente i reparti e il servizio di emergenza al Marino, per decongestionare i tre ospedali cittadini. Senza una visione territoriale, siamo di fronte a un punto di non ritorno».
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