Ospedale.

«Pronto soccorso, attese estenuanti e disservizi» 

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Non si tratta “solo” di tempi d’attesa assurdi ma anche di ambienti dove chi sta male soffre ancora di più. Sabato scorso un 70enne, non residente in provincia e con problemi di salute, si è presentato al pronto soccorso del San Martino perché lamentava un forte dolore al petto.

E il suo racconto è del tutto simile a quello di decine e decine di oristanesi, e non solo, che entrano nel pronto soccorso dell’olspedale con la consapevolezza che non sanno quante ore ci trascorerrano prima di essere visitati.

«Dopo 8 ore di attesa non avevo ancora ricevuto la visita di un medico – racconta – Ho chiesto di parlare con il direttore del Pronto soccorso e mi è stato detto che non c’era. Ho chiesto quanti medici erano in servizio e mi è stato risposto “ora che è cominciato il turno notturno, uno solo”».

A quel punto il 70enne, che aveva scaricato dal fascicolo sanitario gli esiti degli esami di laboratorio fatti dopo appena cinque minuti dalla presentazione al Pronto soccorso ha chiesto «se era possibile trovare qualche medico per un turista, anche perché il dolore non accennava a passare ma mi è stato consigliato di aspettare lì anche perché a Oristano, e nei paesi vicini, erano chiuse tutte le guardie mediche».

Un incubo insomma, come un incubo è il racconto della sala di attesa del Pronto soccorso: «Mancano i medici ma almeno si rendano accoglienti gli ambienti d’attesa con un numero di sedili sufficienti, sedie e poltrone adatte per chi ha traumi, un semplice distributore d’acqua o di generi di conforto in generale per chi attende da oltre 10 ore di essere visitato. Poi c’è l’incubo anche dell’aria condizionata: quando si spegne si sta malissimo, quando è accesa e le porte chiuse, molti soffrono il freddo. Vicino a me c’era una mamma da 12 ore che ha coperto suo figlio che era infreddolito».

Infine «le guardie giurate sono costrette continuamente a richiamare i familiari dei pazienti perché liberino le sale d’attesa: cosa giusta e svolta con professionalità ma diciamo che non può essete questa la vera priorità». ( m. m. )

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