Fiera Nautica.

Pronti per la sfida in mare aperto 

Il vice ministro Valentini: «Formazione, Olbia può essere polo nazionale» 

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«Un popolo antico che ha imparato a navigare e chi sa navigare non teme il mare aperto ma lo cerca»: il mare aperto citato da Valentino Valentini, vice ministro dello Sviluppo economico e del Made in Italy, ieri alla Fiera nautica di Porto Rotondo è anche, e soprattutto, quello metaforico del fare impresa. «La Gallura è già oltre la semplice vocazione, ha costruito una filiera, è piccola ma c’è», ha detto Valentini. E soprattutto è attiva in una fascia, quella alta, che tiene il mercato ma richiede servizi all’altezza. Il vice ministro ha dettato l’agenda che va dalla transizione ecologica alla digitalizzazione, dall’internazionalizzazione alla formazione. «Olbia in questo senso – ha detto – può diventare un polo di formazione nazionale con l’ingegneria navale e la meccatronica». Aspetto evidenziato anche dai dati sulla formazione. I laureati triennali in Ingegneria sono oggi 226 in tutta Italia ai quali si aggiungeranno presto quelli del corso aperto a Olbia dall’Università di Cagliari. Ultimo punto toccato da Valentini, il piano regionale per la portualità turistica. Il numero di posti barca su scala regionale è ancora basso rispetto alle potenzialità e concentrato in alcune zone.

I dati

La mattinata è stata dedicata all’analisi dei dati, quelli del Centro studi del Cipnes sono stati illustrati dal responsabile Guido Piga. La filiera nautica e navale italiana ha generato nel 2024, 14 miliardi di euro di produzione industriale, più del comparto tessile e dell’abbigliamento, con oltre 13,2 miliardi di euro di ricavi complessivi e più di 32 mila addetti. L’Italia rappresenta oggi il principale hub mondiale nella produzione di superyacht. Sul fronte crocieristico, Fincantieri costruisce 7 navi su 13 attualmente in realizzazione a livello globale, pari al 54% del totale mondiale. «Dietro ogni nostro progetto ci sono competenze, talento, capacità di innovare, senso di appartenenza e una cultura industriale che si tramanda e si rinnova ogni giorno», ha rimarcato Luciano Sale, Direttore Human Resources di Fincantieri: «Il capitale umano rappresenta una leva strategica per sostenere la crescita del Gruppo e affrontare le grandi trasformazioni del settore navalmeccanico. Oggi la vera sfida è proprio questa: sviluppare, attrarre e valorizzare competenze sempre più avanzate. Profili qualificati, capaci di muoversi tra manifattura, digitale e automazione»

Nell’Isola

In Sardegna la produzione nautica regionale raggiunge i 66 milioni di euro di ricavi con 26 imprese e 327 addetti, le prime tre aziende sono tutte del comparto di Olbia (Novamarine, Maori e G tender) mentre l’export nautico sardo tocca quota 43,5 milioni di euro. Il settore del refit e rimessaggio vale in ricavi 76,3 milioni e conta 63 imprese e 516 addetti, con in testa la Teknoship di Cagliari seguita dalla Sno di Olbia. Un ruolo di rilievo è assegnato ai Consorzi industriali. «Nella nostra visione, i consorzi possono diventare fondamentali per chi fa industria nautica, innanzi tutto perché sei su otto si trovano in prossimità di aree portuali», ha detto l’assessore regionale Emanuele Cani: «La sfida che dobbiamo porci per la prossima edizione della fiera è quella di ritrovarci per illustrare i piani, nei quali naturalmente l'industria nautica rivestirà un ruolo primario».

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