In una fase storica in cui sentiamo forte la pressione per quanto accade nel mondo, rinfranca sapere dell’esistenza di un cinema d’intrattenimento che, senza la pretesa di aderire al realismo più estremo, sappia propugnare valori - almeno qui - orientati alla concordia e al reciproco sostegno. Da sempre, il genere della fantascienza si sposa magnificamente con questo tipo di iniziative; consapevoli di ciò, il duo Phil Lord e Christopher Miller - esperti nel campo dell’animazione e padri di capolavori come “Spider-Man: Into the Spider-Verse” - ha scelto di cimentarsi in “Project Hail Mary”: adattamento del romanzo omonimo di Andy Weir, con il contributo alla sceneggiatura di Drew Goddard, noto oggi soprattutto per la candidatura all’Oscar nel 2016 per “The Martian”. A chiudere il quartetto è nientemeno che Ryan Gosling, una star ormai apertamente refrattaria ai ruoli troppo drammatici; ma, possiamo dirlo fin da subito: questa inedita combinazione di fuoriclasse saprà convincere anche i più scettici, essendo riuscita nel delicato compito di abbracciare le varie fasce di pubblico senza sacrificare lo spessore dei contenuti.
La storia
Risvegliatosi all’interno di una nave spaziale, unico sopravvissuto, lo scienziato Ryland Grace cerca di ricordare perché si trovi lontano dalla Terra. Tra un imprevisto e l’altro, riaffiorano i flashback degli avvenimenti che hanno preceduto la sua partenza: le lezioni come insegnate di fisica, l’avvento di un’alleanza sovranazionale interessata alle sue ricerche e, soprattutto, il pericolo di un organismo alieno simile a un’infezione che, diffondendosi in tutto il Sistema Solare, minaccia di annientare in tempi brevi la vita sul nostro pianeta. Riacquisita buona parte della memoria, Ryland realizza di essere in missione speciale per ottenere informazioni su una stella distante dodici anni luce: il corpo celeste, infatti, sembra essere l’unico del tutto immune alla calamità. Ma proprio dopo essere tornato operativo, l’astronauta si imbatte in un velivolo sconosciuto, assistendo per la prima volta a un incontro ravvicinato del terzo tipo. Si tratterà anche in questo caso di un’entità ostile o forse, più curiosamente, di un alleato utile ai suoi scopi?
Da vedere
Insieme alla sontuosità del comparto visivo, che brilla nel design di alcune tecnologie e nella qualità degli elementi in computer grafica, a colpire è la struttura dell’intreccio: su due binari distinti, la narrazione rimbalza tra eventi passati e presenti, affidando allo spettatore, di volta in volta, il compito di ricollocare i tasselli nelle apposite rientranze. In un originale mix che integra commedia e toni post-apocalittici, la progressione incede tra sezioni concitate e momenti di ilarità, preparando adeguatamente lo spettatore ai passaggi più toccanti e inaspettati. Funziona, in particolare, la credibilità dello scenario unita ai caratteri distintivi del racconto d’avventura, in cui tanto il giovane spensierato quanto l’adulto più esigente sapranno abbandonarsi senza cascare in forzature. Gosling, dal canto suo, offre un’interpretazione leggera ma mai svogliata, arricchita talvolta da una malinconia sottile e calzante. Una formula riuscita per approcciarsi alle tematiche attuali mantenendo intatto il giusto coinvolgimento e, più semplicemente, un titolo di cui sentivamo davvero il bisogno.
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