Il report.

Produttività, la Sardegna in coda 

Terz’ultima tra le regioni italiane per il valore aggiunto delle ore di lavoro 

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La bassa produttività è il nodo irrisolto dell’economia sarda. È quanto emerge dal report “Analisi del sistema produttivo della Sardegna: il problema della bassa produttività”, elaborato dal Centro Studi di Cna Sardegna.

I settori

«Il report», dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale di Cna Sardegna, «dimostra che la bassa produttività non è l’effetto di un’economia più orientata a turismo o edilizia: anche a parità di settori l’Isola resta terz’ultima in Italia. Per anni la crescita di costruzioni e turismo ha coperto questo ritardo; oggi, con il rallentamento, il conto torna a farsi sentire».

Le cause sono note: imprese piccole e poco capitalizzate, scarsa innovazione e digitalizzazione, un capitale umano che non si riesce a formare e a trattenere, credito caro, poca presenza sui mercati internazionali e territori che si svuotano. «Serve un patto per la produttività che accompagni le micro e piccole imprese nella crescita e nelle aggregazioni, sostenga innovazione e trasferimento tecnologico, investa su competenze e giovani, e renda il credito più accessibile».

Non solo: «Per la Sardegna chiediamo anche una politica di riequilibrio territoriale, con infrastrutture e servizi capaci di tenere vive le aree interne. Senza un salto di produttività non ci sarà crescita duratura».

I dati

Negli anni Duemila l’economia regionale ha faticato a mantenere il passo della media nazionale: tra il 2013 e il 2019 la crescita media è stata persino negativa. Dopo la caduta del 2020, la forte espansione delle costruzioni (incentivi fiscali e investimenti legati al Pnrr) e il recupero del turismo hanno impresso un’accelerazione che ha temporaneamente mascherato le debolezze strutturali. Con l’esaurirsi della spinta edilizia la crescita ha rallentato vistosamente nel 2024 e nel 2025, mentre nel 2026 inflazione, calo della fiducia e nuova stretta del credito hanno fatto riemergere tutte le criticità.

Il divario

Nel 2023, ultimo anno per cui l’Istat rende disponibili i dati a livello regionale, ogni ora di lavoro in Sardegna ha prodotto 34,8 euro di valore aggiunto, contro i 43,2 della media nazionale: circa il 19% in meno. L’Isola è terz’ultima in Italia, davanti solo a Puglia (32,5 euro) e Calabria (32,1), in linea con il dato medio del Mezzogiorno (34,9) e a grande distanza dalle regioni più competitive: Trentino Alto Adige (52,4), Lombardia (51,2), Valle d’Aosta (47,7), Lazio (46,8) ed Emilia-Romagna (46,0). Rispetto al Centro-Nord (46,3 euro) il gap supera gli 11 euro per ogni ora lavorata.

In Sardegna l’82% delle ore lavorate si concentra in settori a produttività medio-bassa, contro il 72,5% della media nazionale, ma il Centro Studi ha ricalcolato la produttività con la stessa distribuzione settoriale delle ore della media italiana: l’Isola resta terz’ultima.
Le criticità sono più marcate in ambiti strategici come trasporti, costruzioni, agricoltura e agroindustria, ma riguardano anche il turismo: nel comparto ricettivo e della ristorazione le imprese sarde si fermano a 23,6 euro per ora lavorata, in linea con la media nazionale e lontane da Trentino Alto Adige (38 euro), Lazio (28), Veneto e Toscana (26,5).

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