Un’ora di colloquio con il Papa, quasi altrettanto in Segreteria di stato con il cardinale Pietro Parolin e il ministro degli Esteri, monsignor Paul Gallagher. Una tempistica quasi da record che non si riflette però nel comunicato stampa finale, piuttosto asciutto: «Nel corso dei cordiali colloqui ci si è soffermati su rilevanti questioni di carattere internazionale, con uno scambio di vedute sulle situazioni di conflitto nel mondo, auspicando che si possa ristabilire la convivenza pacifica attraverso il dialogo e il negoziato».
Il Papa e il presidente francese Emmanuel Macron nella terza loggia del Palazzo apostolico nel corso del loro primo faccia a faccia di ieri, hanno avuto tuttavia diversi e pensati dossier di cui discutere, in primis la crisi iraniana con i suoi riflessi in tutto il Medio oriente e in Libano dove sia la Francia sia il Vaticano sostengono gli sforzi del presidente (cristiano) Joseph Aoun, voce finora inascoltata nel richiamare alla deposizione delle armi in favore dello strumento diplomatico. Papa Leone appena nell’autunno scorso ha aggiunto il Libano al già programmato (da Francesco) viaggio in Turchia, mentre il leader francese ha lanciato numerosi appelli per l’inclusione del fronte libanese nel cessate il fuoco di due settimane mediato dagli Stati Uniti con l’Iran martedì sera.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
