Milano. Dopo il controllo giudiziario disposto dalla Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, per presunto caporalato, i due colossi del delivery food Foodinho-Glovo e Deliveroo, che insieme impiegano circa 60mila rider, hanno avviato i primi passi verso la regolarizzazione dei lavoratori. Nel caso di Foodinho, dopo il provvedimento del 19 febbraio del gip Roberto Crepaldi, che ha convalidato il decreto urgente del pm Paolo Storari, è iniziato un confronto tra responsabili aziendali, legali e l’amministratore giudiziario Adriano Romanò. L’obiettivo è la regolarizzazione dei rider, con adeguamento delle retribuzioni oltre la “soglia di povertà” calcolata dagli inquirenti e dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro: circa 16mila euro netti annui, 1.245 euro al mese per 13 mensilità. Le trattative vertono anche sulle forme contrattuali e le tutele economiche, con l’idea di arrivare a livelli salariali dignitosi che possano consentire la revoca del controllo giudiziario.
Per Deliveroo il confronto è solo all’inizio, in attesa della decisione del gip sulla convalida del decreto. Dalle indagini emerge che tra il 73% e l’81% dei rider percepisce redditi sotto soglia, pur dichiarando di lavorare un numero di ore significativamente superiore a quello standard settimanale.
Nonostante la “eterodirezione digitale” tramite app e algoritmo, i rider mancano di tutele economiche e normative tipiche del lavoro subordinato, come Tfr, previdenza e coperture assicurative, essendo formalmente lavoratori autonomi. Il problema principale resta la paga, spesso 3-4 euro a consegna, costringendo i rider ad accettare turni continui e percorrere anche 150 chilometri al giorno.
I grandi clienti dei servizi, tra cui McDonald's Italia, Burger King Restaurants Italia ed Esselunga, hanno dovuto consegnare alla Procura documenti sulle attività di audit e controlli interni. Gli inquirenti valuteranno se i modelli organizzativi adottati impediscono la commissione del reato. In caso positivo, le società potrebbero evitare ulteriori provvedimenti; in caso contrario, rischiano misure di amministrazione giudiziaria per agevolazione colposa dello sfruttamento del lavoro.
La vicenda segna un momento cruciale per il settore del food delivery in Italia.
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