Continua ad aumentare la pressione fiscale, ai massimi da oltre dieci anni. Nel 2025 raggiunge il 43,1% e, nell'ultimo trimestre dell'anno, schizza al 51,4%, secondo i dati grezzi dell'Istat. Non era a questi livelli dal 2014. Per ogni cento euro di Pil, l'erario ne incassa quasi 52. Le ultime statistiche mostrano anche un rallentamento del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie, che nell'intero anno aumentano rispettivamente del 2,4% e dello 0,9%, meno che nell'anno precedente, e che nell'ultimo trimestre finiscono in territorio negativo. L'economista Carlo Cottarelli spiega che dietro all'aumento, definito «a sorpresa», della pressione fiscale ci sono diverse componenti. Una prima è legata al fiscal drag, il drenaggio fiscale che si verifica quando, a fronte dell'aumento dei redditi lordi, non vengono adeguati detrazioni e scaglioni dell'Irpef. Un fenomeno «diventato più rilevante con i rinnovi dei contratti di lavoro», spiega l'economista. A questa si aggiunge «una componente dovuta alla tassazione dei prodotti finanziari e all'andamento della Borsa, che è andato molto bene anche nel 2024». Inoltre, prosegue, c'è «una componente non prevista in misura così significativa, probabilmente legata all'onda lunga della riduzione dell'evasione fiscale», favorita dalla fatturazione elettronica e dalla diffusione dei pagamenti elettronici dopo la pandemia di Covid-19. «Nel 2024 c'è stato il sorpasso dei pagamenti con carte su quelli in contante». Secondo Cottarelli, già commissario straordinario per la spending review nel 2013, «una pressione fiscale di questo livello non va bene". Per ridurla, conclude, "è necessario intervenire sul lato della spesa pubblica, che ha raggiunto un livello molto elevato", pari al 51,2% del Pil, negli ultimi dati grezzi dell'Istat. Un peggioramento delle condizioni economiche emerge anche dal Misery Index Confcommercio, un indicatore del disagio sociale. A marzo il Misery Index sale a 9,6, sette decimi di punto in più rispetto a febbraio, per effetto dell'aumento del tasso di inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d'acquisto (+3,1% dall'1,9% di febbraio).
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