Passato il 1° maggio, nel Paese segnato con la matita rossa dall'Ocse per perdita del potere d'acquisto, si apre la partita delle modifiche al decreto Lavoro. Con al centro un punto debole evidenziato dai sindacati e anche da una parte della maggioranza: la norma sui contratti scaduti, con l'adeguamento pari al 30% dell'inflazione Ipca e l'ipotesi prevista inizialmente di farli scattare retroattivamente ai rinnovi. «Non ci convince un'indennità di vacanza contrattuale da essere più conveniente dei rinnovi. Chiediamo un incremento consistente nell'iter di conversione del decreto», aveva detto la segretaria della Cisl Daniela Fumarola. La Cgil da mesi chiede rinnovi dei contratti che difendano meglio il potere d'acquisto. «Oggi - ha ricordato il segretario Landini - chi paga le tasse sono dipendenti e pensionati». Usa toni molto più soft il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri, «continueremo a chiedere al Governo di cominciare già a pensare alla detassazione degli aumenti contrattuali per i contratti del 2027-28».
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