La manovra economica prende forma tra tensioni sulle coperture e allarmi per i finanziamenti alla sanità pubblica. Da una parte le banche chiedono di non essere le uniche a sostenere il peso dei nuovi interventi, dall'altra sei presidenti di Regione di centrosinistra denunciano risorse insufficienti per garantire la tenuta del Servizio sanitario nazionale. Il Governo cerca un equilibrio tra le richieste dei diversi settori, mentre resta aperto il confronto sulle priorità della legge di Bilancio.
L’ipotesi
A sollevare il caso banche è l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, davanti all'ipotesi di un nuovo prelievo da 5 miliardi il prossimo anno e altri 5,5 miliardi nei due successivi. «L'anno scorso abbiamo raggiunto un accordo per un contributo triennale. Io ci ho creduto», afferma il banchiere, chiedendo il rispetto dei patti. La disponibilità a sostenere i conti pubblici resta, ma Messina propone di coinvolgere tutte le aziende con utili superiori a 500 milioni. E ricorda che, su 50 miliardi di profitti attesi quest'anno, le banche verserebbero 25 miliardi di imposte.
Gli extraprofitti
Il vicepremier Antonio Tajani assicura che non ci sarà una tassa sugli extraprofitti né una linea punitiva verso banche e assicurazioni. Tra i possibili soggetti chiamati a contribuire cita anche Cassa depositi e prestiti, senza fornire dettagli. Resistenze arrivano dalle casse previdenziali e dal settore energetico, che rivendicano gli oneri già sostenuti. Sul fronte degli interventi si studiano aiuti alle famiglie numerose e alle bollette delle piccole imprese, mentre resta aperta l'ipotesi di estendere la flat tax fino a 100mila euro di ricavi, mantenendo gli obblighi Iva oltre gli 85mila.
Le cifre
Ma è soprattutto la sanità ad accendere lo scontro politico. Secondo le cifre emerse, la manovra destinerebbe al settore 2,4 miliardi aggiuntivi, oltre 3 miliardi in meno rispetto ai 5,5 miliardi chiesti dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Una distanza giudicata «evidente e inaccettabile» dai governatori di Sardegna, Toscana,Emilia-Romagna, Umbria, Campania e Puglia: Alessandra Todde, Eugenio Giani, Michele de Pascale, Stefania Proietti, , Roberto Fico e Antonio Decaro.
I sei presidenti chiedono al Governo di ascoltare il proprio ministro e stanziare almeno le risorse indicate da Schillaci. In gioco, avvertono, c'è la tenuta del sistema pubblico e il principio secondo cui il diritto alla salute non può dipendere dal reddito. A sostenerli è la segretaria del Pd Elly Schlein, che sollecita un aumento della spesa sanitaria fino alla media europea del 7% del Pil.
Il capo dello Stato
Un richiamo al valore universale del Welfare arriva anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che sottolinea come la protezione sociale, pur sottoposta a crescenti pressioni economiche e demografiche, resti un principio costituzionale irrinunciabile. A rendere più difficile il quadro è la carenza di personale sanitario. L'assessore lombardo Guido Bertolaso parla di situazione «drammatica» per gli infermieri, con reparti costretti a chiudere.
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