Urbanistica

Ppr da modificare, tutti i paletti dei sindaci 

Tavolo con i Comuni. Spanedda: più tutela ai territori esposti alla speculazione 

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Il percorso di revisione del piano paesaggistico regionale è avviato – non è ancora chiaro quando terminerà, si parla del 2028 – ma i sindaci mettono già paletti preventivi. «La strada deve essere quella della semplificazione e non un semplice piano che lavori esclusivamente sulla vincolistica che blocca e ferma i territori – spiega il presidente del Cal Ignazio Locci – è necessario anche trovare momenti per dire sì allo sviluppo dei territori secondo le indicazioni che danno i sindaci e le amministrazioni locali». «Noi chiediamo che ci sia una gestione unitaria ma non uniforme nella revisione del Ppr perché ogni area dell’Isola è diversa e ogni comune ha la sua peculiarità, quindi vogliamo giocare un ruolo da protagonisti», puntualizza la presidente dell’Anci Daniela Falconi. Entrambi hanno parlato all’incontro in Fiera organizzato dall’assessorato all’Urbanistica proprio per fare il punto sul tema con gli amministratori. Conferenza a cui hanno partecipato in trecento e che arriva dopo altri nove appuntamenti promossi dalla Regione nei territori.

Cerniera

«Quello di oggi è un momento di cerniera – ha dichiarato l’assessore Francesco Spanedda – dopo il lavoro svolto nei territori, iniziamo a ragionare su aspetti più marcatamente progettuali. Il confronto ha evidenziato una posizione positiva sul tema della tutela, ma anche la necessità di una disciplina capace di rapportarsi in modo più puntuale alle diverse realtà della Sardegna». L’aggiornamento del Ppr deve misurarsi con un quadro profondamente cambiato rispetto al 2006: cambiamenti climatici, eventi estremi, transizione energetica e spopolamento, soprattutto nelle aree interne, impongono di ripensare gli strumenti con cui viene governato il territorio. Infatti, sostiene l’assessore, «tutelare il paesaggio significa anche creare le condizioni per mantenerlo vivo, affrontando il rischio di spopolamento e governando le trasformazioni legate al clima e alla transizione energetica. La tutela, quindi, deve essere parte di una politica complessiva di governo del territorio».

«Tutela ulteriore»

D’altra parte Spanedda non nasconde che l'idea guarda inevitabilmente anche a un'ulteriore tutela dei territori esposti alla speculazione energetica: «È evidente che il Ppr con la sua conoscenza dei territori costituisce uno strumento che serve per sviluppare le istruttorie richieste caso per caso dalla Corte Costituzionale in maniera specifica e precisa. Non c’è alcuna intenzione di restringere o allargare le maglie, c’è invece l’intenzione di costruire un percorso rigoroso per specificare e rivedere ancora meglio l’elenco dei beni da tutelare».

Ultima fase

La prossima fase dell’iter per modificare il piano prevede laboratori territoriali, il cui obiettivo è identificare condizioni specifiche che consentano di adattare l'insediamento e il paesaggio alle condizioni di vita attuali, mentre il confronto con i territori proseguirà parallelamente al lavoro tecnico e istituzionale. Intanto, il sindaco di Sestu Michele Cossa avverte: «Tutelare non significa musealizzare. La Sardegna deve poter costruire il proprio futuro. Il Piano ha avuto il merito di proteggere il paesaggio sardo, ma in questi vent’anni ha mostrato anche rigidità e sovrapposizioni che hanno spesso frenato i Comuni, la rigenerazione urbana e lo sviluppo dei territori». Quindi, «il nuovo Ppr dovrà certamente difendere la Sardegna dalle speculazioni, ma anche consentirle di vivere e svilupparsi». E Daniela Falconi infine ricorda: «Questa modifica è attesa da anni. Ma ci sono in mezzo le scadenze elettorali, speriamo che si lavori alacremente per l’obiettivo». (ro. mu.)

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