Tortolì

Pozzi intitolati ai pescatori Morlè e Piras 

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I nomi di Antonio Morlè ed Enrico Piras continueranno a vivere in Africa con i pozzi d’acqua a loro intitolati. L’iniziativa è di padre Mariano Asunis, ex cappellano militare impegnato in una missione in Kenya a favore delle comunità locali del villaggio di Mida, nel distretto di Malindi. Padre Mariano, a lungo parroco di Stella Maris ad Arbatax, borgo a cui è rimasto particolarmente legato, ha annunciato la volontà di intitolare due pozzi alle vittime del naufragio dell’11 febbraio scorso. L’ha fatto durante la messa per le esequie di Enrico Piras, domenica scorsa nella chiesa di Monte Attu, concelebrata insieme ai sacerdoti don Battista Mura, parroco di San Giuseppe, don Franco Serrau e don Paolo Balzano, parroco e collaboratore di Stella Maris, e al diacono di Sant’Andrea, Mario Pinna, che di Piras, in passato, era stato collega nel carcere di Lanusei nei ranghi della polizia penitenziaria.

Dopo il doloroso commiato di Piras, morto all’età di 63 anni, le comunità di Tortolì e Arbatax aspettano che il mare restituisca le spoglie di Antonio Morlè, più piccolo di dieci anni, che del peschereccio Luigino era l’armatore. Su quell’imbarcazione, travolta da due onde gigantesche sospinte da una tempesta di maestrale mentre i motori erano in avaria, c’era anche Antonio Lovicario, unico superstite della tragedia avvenuta al largo di Santa Maria Navarrese. Parallelamente all’iniziativa di padre Mariano, anche l’amministrazione comunale di Tortolì sta lavorando a un progetto per commemorare tutte le vittime del mare, che soprattutto ad Arbatax è fonte di occupazione per centinaia di persone. (ro. se.)

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