La Procura della Capitale indaga su un presunto sistema di pressioni e scambi di favori volto a influenzare l’iter di approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina: l’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, ipotizza i reati di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio e coinvolge, tra gli altri, l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Tommaso Miele, in pensione da febbraio. Secondo gli investigatori, Miele avrebbe rappresentato il punto di riferimento di una rete interessata a condizionare il giudizio di legittimità della Corte dei conti sul progetto definitivo dell’opera. I carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e il Frusinate, sequestrando documenti e dispositivi elettronici.
Tra gli indagati figurano anche Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria, e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del cda della Stretto di Messina spa: secondo l’accusa avrebbero cercato di ottenere il sostegno di Miele promettendogli incarichi pubblici dopo il pensionamento, in cambio di un intervento favorevole sul procedimento relativo al Ponte.
Le intercettazioni riportate negli atti descrivono un flusso costante di informazioni riservate che il magistrato avrebbe fornito sull’orientamento dei colleghi e sull’andamento delle decisioni interne della Corte. La società Stretto di Messina si è dichiarata estranea ai fatti e ha assicurato collaborazione con gli inquirenti.
Dure le reazioni politiche delle opposizioni. Pd, M5S e Avs parlano di opacità e criticità, il leader di Azione Carlo Calenda ritiene che la vicenda possa avere sviluppi più ampi rispetto a quanto emerso.
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