Genova. La vigilia della sentenza per il crollo del ponte Morandi si infiamma. A surriscaldare gli animi è stata la lettera di scuse scritta dall'amministratore delegato di Autostrade, Arrigo Giana. Una missiva che non è stata gradita dai parenti delle 43 persone morte otto anni fa. «Credo che neanche Totò, in qualche sceneggiatura, avrebbe potuto immaginare un momento meno opportuno», la risposta di Egle Possetti, portavoce del Comitato ricordo vittime. «In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari, i cittadini genovesi e tutti gli italiani». Dopo il crollo «continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo».
Quella diffusa è anche una lettera per prendere le distanze dalla vecchia dirigenza: «Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale». Adesso però «questa azienda è altro rispetto ad allora». Scuse tardive e inopportune secondo Possetti. Ora, dopo quattro anni di processo e 284 udienze si saprà se il vecchio ad Giovanni Castellucci e gli altri 56 imputati saranno considerati responsabili di quella ferita che ancora oggi sanguina.
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