Regione

Politiche, le condizioni dei partiti regionali su insularità e Province 

Sardegna al Centro e Riformatori: prima vengono gli interessi dei sardi 

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Con il ritorno delle preferenze, seppure in modo parziale, tutt’a un tratto i partiti hanno riscoperto l’importanza di mettere a correre uomini e donne in grado di attrarre il consenso. Già prima del via libera alla nuova legge elettorale, la segreteria nazionale del Pd aveva fatto arrivare alle regionali il seguente messaggio: dovete proporre candidature capaci di movimentare un gran numero di voti. Il Parlamento dei nominati esisterà solo per un cinquanta per cento abbondante, ma la restante metà scarsa dovrà farsi eleggere.

Il consenso

In Sardegna, nelle ultime competizioni elettorali, consenso fa rima con partiti regionali di centro vicini al centrodestra. Riformatori, Sardegna al Centro 20Venti sono andati molto bene alle regionali e alle amministrative successive. Oggi le forze nazionali li corteggiano. Si parla di potenziali accordi con FdI o Forza Italia, ma già ieri il coordinatore di Sardegna al Centro Antonello Peru ha voluto sistemare una serie di paletti. «Non barattiamo seggi in Parlamento», ha scritto in un post su Facebook, «prima vengono gli interessi dei sardi, altrimenti liste autonome». In questi giorni, ha ricordato, «si moltiplicano le ipotesi sulle alleanze e si dà per acquisito il consenso delle forze civiche e centriste a favore dei partiti tradizionali di riferimento nazionale». Ebbene, «Sardegna al Centro 20Venti non ha delegato a nessuno le proprie scelte. Alle regionali abbiamo raccolto circa 40mila voti, un patrimonio ulteriormente cresciuto, come dimostrano i risultati delle comunali di giugno, dove in numerosi territori abbiamo superato partiti nazionali». Due giorni fa il Comitato regionale di Sardegna al Centro 20Venti ha deliberato una posizione chiara: «Se il Parlamento non approverà in tempi brevissimi la modifica dello Statuto sardo per l’elezione diretta di Province e Città metropolitane, non aderiremo alla coalizione di centrodestra alle prossime elezioni politiche. E avvieremo la raccolta delle firme necessarie per presentare liste autonome alla Camera e al Senato». Intanto, però, la proposta sarda per il ritorno all'elezione diretta ha cominciato il suo iter in commissione Affari costituzionali alla Camera. Il relatore è il deputato Francesco Mura: «Da parte nostra c’è tutta la disponibilità a ragionare per raggiungere l’obiettivo, adesso ciascuna forza politica avrà l’occasione di dimostrare, con i fatti e con i voti, quanto crede davvero in questa riforma», ha detto il coordinatore regionale di FdI. Peru chiede che sia approvata rapidamente, entro questa legislatura: «Il nostro consenso è a disposizione soltanto per difendere i sardi e la Sardegna. Le nostre scelte dipenderanno dagli atti concreti, non dalle promesse».

Le condizioni

Anche i Riformatori sardi hanno deliberato sulle regole di ingaggio in occasione del coordinamento regionale del partito di due giorni fa a Oristano. «In vista delle politiche, i Riformatori rivendicano il proprio ruolo di secondo partito della coalizione di centrodestra in Sardegna e la volontà di partecipare al confronto nazionale con piena dignità politica». Questo a patto che le forze nazionali si impegnino su un punto programmatico in particolare, dice il coordinatore Aldo Salaris: «L’attuazione concreta del principio costituzionale di insularità, attraverso una fase due che prevede misure capaci di contrastare il caro trasporti e gli svantaggi competitivi di cittadini e imprese». Anche per i Riformatori, c’è un’ipotesi di accordo con FdI.

I nomi

In questi frangenti, parlare di intese non può che voler dire una cosa: FdI o Forza Italia devono offrire ai partiti regionali candidature (a Giuseppe Fasolino per i Riformatori, allo stesso Peru o Stefano Tunis per Sardegna al Centro 20Venti in posizioni sicure o quasi). Ma i partiti nazionali di centrodestra oggi al governo hanno il “problema” degli uscenti che si aspettano di ritornare a Montecitorio o Palazzo Madama, oltre di chi aspira ad arrivarci per la prima volta. In FdI è questo il caso dell’ex sindaco di Cagliari e capogruppo in Consiglio regionale Paolo Tuzzu e del vicecapogruppo Fausto Piga. In Forza Italia avrebbero mire romane i consiglieri Angelo Cocciu e Gianni Chessa. E con sempre maggiore insistenza rimbalza l’indiscrezione di una candidatura della ministra del Lavoro Marina Calderone nelle liste di FdI in Sardegna. Cosa che obbligherebbe qualcuno dei favoriti a farsi da parte. Il centrosinistra ha meno a che fare con partiti regionali, a Roma è all’opposizione e dalle politiche non ha che da guadagnare. I nomi in corsa per candidature sicure sono noti. Nel Pd, per la Camera o per il Senato: Silvio Lai, Francesca Ghirra, Piero Comandini e Marco Meloni. Nel M5S: l’uscente Ettore Licheri, la consigliera assessora al Lavoro Desirè Manca.

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