Il focus.

Poetto, la posidonia non si tocca 

L’assessora: è una risorsa, per ora resta lì. I balneari: mette in fuga i turisti 

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Ai bagnanti non piace. «Guardi, oggi non si può mettere piede in acqua, sembra melma», dice Giorgio Dessì, mentre venerdì a fine mattinata sfrutta l’unico raggio di sole alla Prima fermata. «L’odore non è piacevole e per chi viene da fuori dà un’immagine trascurata del Poetto». Ai balneari preoccupa: «Il rischio è che spaventi i turisti che alla fine possono decidere di andare altrove», dice Gianni Pilato, referente della Confesercenti per i balneari di Cagliari. Per il Comune, seguendo le indicazioni della comunità scientifica e della delibera regionale del 2016, invece quelle che continuiamo a chiamare impropriamente “alghe” sono invece un hotspot di biodiversità, un ambiente dentro l’ambiente. In due parole: una risorsa. La posidonia divide il Poetto. Il Comune ribadisce una linea chiara: niente rimozione, almeno per ora, perché quelle montagnette marroni lasciate dal mare (anche dopo il ciclone Harry), soprattutto alla Prima fermata, sono considerate una risorsa naturale e una protezione fondamentale contro l’erosione.

«Un dono della natura»

«La posidonia non è un rifiuto, anzi al contrario, è un vero e proprio dono della natura», premette Luisa Giua Marassi, assessora all’Ambiente con delega, tra le altre, alla manutenzione del Poetto. «La sua rimozione, almeno quella integrale, comporterebbe una gravissima perdita di sabbia e addirittura il peggioramento e l’accelerazione dei fenomeni erosivi». Per questo motivo, «non verrà rimossa, almeno per adesso. Nel frattempo, valutiamo nel giro di un mese cosa farà madre natura».

Scientificamente non ci sono dubbi: le praterie di posidonia sono preziose, smorzano l’impatto delle onde e sono un efficace bioindicatore della buona qualità del mare. «Ha un ruolo fondamentale, quello di trattenere la sabbia e di ridurre l’erosione superficiale», sottolinea l’assessora. «Non a caso la letteratura scientifica e le linee guida Ispra indicano chiaramente che il mantenimento in situ delle banquettes di posidonia costituisce, ove possibile, la soluzione preferibile sotto il profilo ecologico e geomorfologico», aggiunge. «Attualmente abbiamo solo due strumenti veramente efficaci per la difesa della costa e della nostra spiaggia. Il primo è rappresentato proprio da questi accumuli. Il secondo è il sistema dunale che abbiamo creato col progetto Tuvariam, un sistema che ha retto benissimo l’urto delle mareggiate del ciclone Harry trattenendo in maniera formidabile la sabbia. Tanto è vero che, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione dei danni causati dal ciclone, stiamo provvedendo a migliorarlo e a rinforzarlo, incrementando la vegetazione e le piccole infrastrutture funzionali al contenimento della sabbia», dice ancora l’assessora. «La nostra proposta», spiega Pilato, della Fiab-Confesercenti Cagliari, è «sotterrare la posidonia sotto la sabbia, mantenendo l’equilibrio ambientale e garantendo a turisti e cagliaritani la possibilità di vivere appieno il Poetto e agli operatori di non perdere la stagione».

La sabbia

Dopo Harry, al Poetto, resta da risolvere il problema delle montagne di sabbia: risolto quello delle montagne arrivate sulla strada, il Comune studia una soluzione per recuperare quella rimasta dentro gli stabilimenti. Obiettivo: intervenire senza alterare l’arenile, evitando la contaminazione con i rifiuti. Le linee guida fornite parlano di recupero a mano, al massimo utilizzando piccoli mezzi. Lunedì la protezione civile regionale ha convocato una riunione con i Comuni interessati, anche Cagliari quindi: sarà quella l’occasione per fornire indicazioni maggiori e più precise per la rimozione della sabbia e la sua sistemazione sull’arenile.

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