Iglesias.

Pochi medici, ora è emergenza 

Più di cinquemila persone rischiano di rimanere senza assistenza 

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A pochi giorni dalla cessazione dell’attività di due medici di famiglia, a Iglesias è pronta a esplodere l’emergenza medici di base. Da novembre già 300 pazienti si ritrovano senza un medico di base e ad essi potrebbero aggiungersene nel giro di due mesi altri 5.500.

Il bando

Per far fronte a questa situazione, a inizio febbraio è stato pubblicato da Ares Sardegna il bando per due incarichi a tempo determinato – fino a dicembre 2026 – per medici di medicina generale da inserire a Iglesias. Al bando, con scadenza il 10 febbraio, ha manifestato interesse una sola dottoressa, che tuttavia ha comunicato la sua rinuncia per ragioni di distanza. «Il bando è comunque da considerarsi aperto per altri sei mesi, quindi i medici interessati possono continuare a presentare domanda», fanno sapere in una nota stampa da Ares. Nel frattempo, anche la Asl ha attivato un bando per conferire un incarico straordinario e provvisorio, da 10 ore settimanali, dedicato ad attività ambulatoriali e visite domiciliari, ma potranno partecipare esclusivamente medici con partita Iva.

La preoccupazione

Ma intanto a Iglesias l’assenza di nuovi medici di base inizia a preoccupare: «Sono andato allo sportello per il cambio medico – racconta Salvatore Deidda, 75 anni, che da anni soffre di diverse patologie importanti – ma mi hanno detto che non c’è posto per nessuno. I medici rimasti hanno già raggiunto il numero massimo di pazienti». La moglie di Deidda, invalida, segue una terapia specialistica per la quale ha bisogno di frequente assistenza medica e di diverse prescrizioni: «In farmacia senza ricetta non ci danno i medicinali – spiega – e non possiamo neppure acquistarli a pagamento. Siamo completamente scoperti». L’associazione Giovani&Futuro, da anni attiva nel dare voce a giovani che soffrono di patologie croniche spesso sottovalutate, attraverso le parole della referente regionale, l’iglesiente Giorgia Fois, esprime la propria preoccupazione in un contesto in cui i giovani sono tagliati fuori: «L’assenza di un medico di riferimento – spiega Fois – non comporta soltanto disagi organizzativi, ma incide sulla continuità delle cure, sulla prevenzione, sull’accesso alle prescrizioni farmacologiche, sulle visite specialistiche e sulla gestione delle emergenze, configurando una concreta compressione del diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Riteniamo indispensabile aprire un confronto serio e trasparente con le istituzioni sanitarie, la Regione, le rappresentanze sindacali e i professionisti del settore».

I medici

Ma secondo il dottor Paolo Dall’Acqua, uno dei due medici di base prossimi a lasciare l’incarico per la pensione, «il fulcro del problema risiede nel fatto che, per l’ennesima volta, dobbiamo denunciare una politica sanitaria che da troppi anni non tutela adeguatamente il Servizio sanitario nazionale. Licenziarsi significa aver preso una decisione sofferta. Se nel nostro territorio i licenziamenti non sono più numerosi, è perché non tutti i colleghi possono permetterselo, per età e anni di servizio».

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