«Vogliamo una copertura finanziaria del Governo per poter completare le opere del Pnrr che non potranno essere portate a termine entro i tempi previsti. È una battaglia non di destra o di sinistra, ma che interessa tutti i cittadini e che va completata con le risorse che lo Stato incassa dall’Unione Europea». Lo afferma Gaetano Manfredi, presidente nazionale dell’Anci e sindaco di Napoli, dall’incontro che si è svolto ieri mattina a Palazzo Regio a Cagliari con gli amministratori locali e il Consiglio regionale Anci.
L’occasione del momento di confronto è data dalla presenza di Manfredi nel capoluogo per la regata preliminare dell’America’s Cup, che segue in quanto nel 2027 la fase finale si terrà proprio a Napoli. Ma l’evento di vela, fatta eccezione per un breve passaggio («La sfilata dopo la cerimonia di apertura è stata una delle cose più belle che abbia mai visto in vita mia», ha detto Manfredi nel celebrare le tradizioni della Sardegna), non è stato un tema nei circa 90 minuti di discussione.
La sfida
C’è ancora molto da fare sul fronte Pnrr, nonostante la scadenza per il completamento delle opere sia fissata al 30 giugno. «Abbiamo la necessità di chiudere i cantieri, ma anche di garantire la continuità delle opere per assicurare i servizi e le infrastrutture che servono al Paese», ricorda Manfredi. «Anche perché, per l’Ue, se si completa l’80% dei progetti si raggiunge il target previsto dal Pnrr come se fossero stati conclusi al 100%».
A sottoscrivere il tutto è Daniela Falconi, presidente di Anci Sardegna, che evidenzia «la fase delicata che i nostri Comuni stanno vivendo, con la chiusura del Pnrr che è in cima alle ore di sonno tolte a noi sindaci». Per questo, la leader regionale sostiene il discorso di Manfredi: «C’è la paura di non arrivare alla scadenza, mi ha fatto molto piacere sentire che si stia trattando perché il Governo non abbandoni i Comuni».
La centralità
Il senso dell’incontro, al quale hanno partecipato molti sindaci del territorio ma anche diversi esponenti della Giunta e consiglieri del capoluogo, è stato il voler sottolineare la centralità dei Comuni nel sistema Paese. «Sono un’occasione di sviluppo strategico per l’Italia e hanno un indebitamento di appena l’1,5% del debito pubblico nazionale, contro gli oltre 3mila miliardi dello Stato», i numeri di Massimo Zedda, sindaco di Cagliari.
Il primo cittadino del capoluogo si sposta poi su un altro tema per lui cruciale: «In Sardegna abbiamo un dato drammatico, che è quello della carenza di personale», fa notare. «Il Comune di Cagliari, solo per fornire un dato, da 2.500 dipendenti nei primi anni 2000 oggi è sceso a poco più di mille. Nonostante uno sforzo per milioni di euro di assunzioni, in molti scelgono di partecipare anche a concorsi di altre istituzioni».
Gli obiettivi
L’unione di intenti sul voler ridare centralità al ruolo dei Comuni è totale. Ci sono poi altre sfide che l’Anci intende affrontare: «Stiamo lavorando a un sistema perequativo con stipendio base, uguale per tutti. Vorremmo che questo fondo, che costa circa un miliardo di euro, possa essere coperto dallo Stato», dice Manfredi. Il tutto in risposta a un grido d’allarme di Zedda, che aveva definito «il contratto degli enti locali il peggiore del pubblico impiego in Italia, assieme a quello della pubblica istruzione».
Fra le questioni marcatamente del territorio, anche la volontà di dare voce alle località sarde escluse dai Comuni montani. «Dovrebbero esserci altri criteri rispetto all’altitudine, per esempio lo spopolamento e la distanza dai servizi: il 90% dei 377 Comuni sardi sono aree interne e soffrono le stesse problematiche dei Comuni montani. O si ricomprendono al loro interno oppure si devono trovare le risorse per sostenerli, altrimenti rischiano di scomparire», avverte Falconi.
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