Quaranta nuove telecamere in arrivo, con altri piccoli cantieri destinati ad aggiungersi a quelli già aperti in città e qualche inevitabile ripercussione sul traffico. Ma il cuore dell’intervento sarà un altro: rafforzare la rete di videosorveglianza per contrastare l’abbandono dei rifiuti e, contemporaneamente, aumentare il controllo e la sicurezza nelle strade. Il piano, dell’Igiene del Suolo in accordo con la Polizia locale, non riguarda solo le periferie. Le telecamere vengono installate anche nel centro, all’interno di una strategia che punta a intervenire dove emergono le maggiori criticità. «La nostra amministrazione non ha mai voluto avere un approccio sanzionatorio», premette l’assessora all’Igiene del Suolo Luisa Giua Marassi. «Le quaranta telecamere mobili servono per tutelare Cagliari e chi la rispetta e la ama. Il nostro obiettivo vero è un altro: costruire una cultura diversa», aggiunge.
La scelta
Il Comune dispone già di quaranta telecamere. Non sono apparecchi fissi: vengono periodicamente trasferiti da una zona all’altra sulla base delle segnalazioni. La città ha 400 chilometri di strade, coprirle tutte sarebbe impossibile. Servirebbero migliaia di apparecchi, con costi di gestione enormi. Senza dimenticare i limiti imposti sulla privacy, che non consentono un controllo indiscriminato della città. «Con il rispetto delle regole, la collaborazione dei cittadini che segnalano, che non abbandonano rifiuti, che si sentono parte di questa città, possiamo presidiare tutte le strade», sottolinea l’assessora.
Protezione e cantieri
L’operazione avrà anche una funzione di sicurezza urbana. La presenza delle telecamere rappresenta, infatti, un deterrente contro comportamenti illeciti, vandalismi e situazioni di degrado. Prima di arrivare ad avere la nuova rete di videosorveglianza potenziata, bisognerà fare i conti con i lavori. L’apertura dei cantieri necessari per la posa e il collegamento delle nuove apparecchiature potrà determinare restringimenti, modifiche temporanee alla viabilità e rallentamenti. Un tema particolarmente delicato per Cagliari che convive con diversi interventi (uno per tutti, la metro) e il traffico sotto pressione.
Le critiche
«Le telecamere sono quelle acquistate dalla precedente amministrazione», afferma Raffaele Onnis, capogruppo dei Riformatori. «Nel 2017, con l’appalto del porta a porta non c’era neanche una telecamera fruibile in tal senso. La commissione Ambiente che guidavo nella passata consiliatura fu la promotrice del loro acquisto. Era stato indispensabile stanziare le risorse, andando ad aggravare ulteriormente la spesa già molto onerosa in orbita al servizio. Nonostante sia convinto della loro potere repressivo, sono consapevole che non sono risolutive ai fini del problema».
Il Comune, comunque, ci prova: dal centro ai quartieri periferici moltiplica le aree controllate. Non solo per identificare gli incivili ma per far sapere che sempre più strade saranno sorvegliate.
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