Il Sì.

Pinna: «Con il giudice terzo molti inutili calvari giudiziari non sarebbero mai iniziati» 

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Matteo Pinna presiede l’Ordine degli avvocati di Cagliari. In questi giorni convulsi di fine campagna referendaria, il suo è un compito che in gran parte coincide con l’esprimersi sulla riforma. Convintamente a favore, nel suo caso come in quello di una larga maggioranza di suoi colleghi, a giudicare dalle prese di posizione.

Nel 2024 il 60% dei processi di primo grado è finito con un’assoluzione: dov’è questa collusione fra Pm e giudici?

«Intanto quel numero è più basso e comprende prescrizioni, remissioni di querele e in genere tutti gli esiti diversi dalla condanna, le assoluzioni vere e proprie sono molte meno. Ma se vogliamo misurare la terzietà del giudice, suggerirei di guardare ad altre percentuali. Per esempio quelle, quasi sempre vicine al cento per cento, con cui vengono accolte le richieste di arresto, di sequestro, di intercettazioni. Guardiamo le richieste di rinvio a giudizio: quanti processi non sarebbero nemmeno cominciati se ci fosse stato un giudice davvero terzo? Chiederei agli imputati assolti dopo dieci anni di un calvario evitabile se quelle percentuali li rassicurano. E comunque per sapere che l’arbitro non deve indossare la maglia della squadra avversaria non vado a vedere il risultato della partita: mi basta il principio».

Il governo ha delegittimato i giudici giorno dopo giorno: non è mai imbarazzante stare per il Sì?

«Solo se si fa l’errore peggiore, cioè trasformare un referendum sulla Costituzione in un sondaggio sul governo Meloni o sulle sue politiche. Penso che si possa essere molto critici su quelle politiche e nello stesso tempo condividere una proposta di civiltà: con l’attuale maggioranza ci si confronta alle elezioni, non utilizzando la giustizia per tentare una spallata. E in ogni caso, a proposito di politicizzazione, penso che sia sbagliato definirla “la riforma di Meloni” o “la riforma di Nordio”. È una riforma di civiltà attesa da decenni, se proprio dobbiamo darle dei nomi mi vengono in mente Giuliano Vassalli, Marco Pannella, Enzo Tortora».

Perché un magistrato non deve poter eleggere i propri rappresentanti? Se può dare un ergastolo potrà dare anche una preferenza.

«La metterei diversamente: se può dare un ergastolo potrà anche occuparsi per qualche anno di promozioni, nomine e trasferimenti di suoi colleghi. Penso che qui l’errore sia proprio ragionare in termini di rappresentanza, cioè pensare al Csm come al parlamento dell’Associazione nazionale magistrati: se si affrontano questi compiti secondo logiche politiche, inevitabilmente poi si deciderà in tutto o almeno in parte secondo quelle logiche. Oggi di sicuro non si decide sempre ed esclusivamente secondo il merito, che dovrebbe essere l’unico criterio. Comunque ricordo che il sorteggio è una proposta avanzata inizialmente dai magistrati: non più di qualche anno fa raccolse quasi la metà dei consensi in un sondaggio fatto dall’Anm. Quindi sono loro i primi a sapere che non c’è altro modo per liberare dalla politica la magistratura e tanti magistrati davvero eccellenti».

Come andrà a un povero cristo difeso d’ufficio alle prese con un potente “avvocato dell’Accusa” che deve accumulare punti per la sua Procura?

«Se la riforma passa, probabilmente il povero cristo troverà un giudice che non guarda al Pm come a un collega che magari deciderà anche sulla sua carriera. Si ragiona molto sulla necessità di tenere la figura del Pm vicina a quella del giudice, a me preoccupa molto di più un giudice che in questo sistema è culturalmente solidale con il pubblico ministero. Sa, quello del “Pm primo giudice...” a me pare un argomento po’ retorico, che sotto sotto nasconde una vecchia cultura un po’ autoritaria del Pm e del giudice che condividono la missione punitiva dello Stato. Noi per fortuna già da qualche decennio, grazie a Vassalli e ai grandi come lui, abbiamo scelto un modello diverso, cioè un processo che non mette più al centro il potere punitivo dello Stato ma la libertà del cittadino: in quel modello è giusto che giudice e Pm non abbiano più nulla a che fare».

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