Milano. Non è un omicidio volontario: al massimo un omicidio colposo con colpa cosciente, se non un abbandono di minore. La difesa di Alessia Pifferi ricorre in Cassazione per annullare con rinvio la condanna a 24 anni che la Corte d’Appello di Milano le ha inflitto per la morte della figlioletta. Sulla capacità di intendere e volere l’avvocato Cristian Scaramozzino osserva che la Corte d’Appello ha preso atto di «un disturbo psichico strutturato» e di «un funzionamento cognitivo significativamente compromesso», ma senza riconoscere il vizio parziale di mente, lanciandosi in una «iper-scrutazione dell’animo umano». Anche la Procura generale fa ricorso, ma ha nel mirino la cancellazione dell’ergastolo inflitto in primo grado. Pifferi lasciò «sola in casa, prigioniera di un lettino» per quasi sei giorni, «l’essere umano più fragile e totalmente dipendente da lei», sua figlia Diana di meno di un anno e mezzo, con una condotta che fa «orrore». E ha continuato a «mentire», ha sottolineato l’avvocata generale Lucilla Tontodonati.
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