Il reportage.

Piazza del Carmine rinasce con le bancarelle 

Il mercatino del vintage conquista tutti: «Ma servirebbero più controlli» 

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Alle sei del mattino piazza del Carmine è ancora sospesa, tra chi ha passato lì la notte e i segni di un degrado che negli anni è diventato un’abitudine. Poi arrivano i furgoni, si aprono portelloni e si montano tavoli. Nel giro di un’ora, dove prima c’era abbandono, lo spazio prende vita: il mercatino del vintage “Antiquariando e collezionando”, che ogni domenica, da oltre venticinque anni, ridisegna il cuore della piazza. Le bancarelle si dispongono in cerchio, quasi a proteggere la statua della Vergine e il silenzio dei giorni feriali lascia spazio a un brusio continuo fatto di voci, trattative e passi lenti.

La scena

Mobili antichi, argenteria, gioielli e abiti d’epoca convivono con opere d’arte e giocattoli. «Burberry, cento per cento lana, un affare», dice una commerciante sollevando un cappotto. Poco più in là, qualcuno apre con cura i cassetti di un comodino in mogano, immaginando già dove metterlo. «A quanto me lo lasci?» è la domanda che ritorna più spesso, quasi un ritornello.

Macchinine e camioncini in acciaio, statuette di Papa Wojtyla, penne e vinili. E poi, tra i prodotti più ricercati, i libri: poesie, saggi, vecchie edizioni dalla grafica raffinata. «Sono pezzi che raccontano storie – racconta Nicoletta Brescianini –. Ho trovato un libro di cucina sarda degli anni ’70, introvabile. Non è un affare per il prezzo, ma per il valore sì». Il vintage è anche questo: un equilibrio sottile tra risparmio e scoperta. «L’idea è trovare l’affare», spiega Debora Abete, tesoriera della cooperativa. «E lo sconto è d’obbligo: basta anche togliere cinque euro e tutti sono contenti». Qui la contrattazione non è solo una pratica commerciale, ma parte del gioco, forse la sua anima più autentica. «Se non tratti sul prezzo, dov’è il divertimento?» scherza Anouk Antico, una cliente affezionata.

Il mercatino

Ogni domenica arrivano fino a 60 operatori da tutta l’Isola e portano con sé pezzi selezionati con cura. «Non entra tutto», precisa Abete. «Serve qualcosa di particolare, ricercato». E infatti tra le bancarelle si scoprono anche pittori, artigiani, piccoli collezionisti. Il pubblico è vario: famiglie, giovani, anziani, turisti appena sbarcati dalle navi da crociera. I più giovani scelgono il vintage per ragioni etiche, mentre gli adulti cercano qualità e gusto. C’è chi compra per risparmiare e chi, invece, per dare nuova vita agli oggetti. «Faccio upcycling», racconta Anna Sulis, un’espositrice. «Ho iniziato per me, poi gli altri hanno cominciato a chiedermelo. È diventata un’attività, ma resta una passione».

Per molti è anche una parentesi della domenica. «Andiamo a messa, poi magari al Poetto. Oggi c’era vento e siamo venuti qui», raccontano Domenico e Maria Assunta. Una passeggiata prima di rimettersi ai fornelli.

Eppure tutto dura poco. Alle 14 le bancarelle si smontano e piazza del Carmine torna vuota. Quello che resta è uno spazio sospeso, tra i risultati della “zona rossa” e una nuova identità che fatica ad arrivare. «La mattina è tranquilla, ma all’alba non è semplice», raccontano gli operatori, «Qualche problema c’è ancora. Servirebbero più controlli e un presidio fisso tutta la giornata».

Il mercatino resta così un tentativo fragile di riqualificazione: una luce che si accende per poche ore e mostra cosa potrebbe essere la piazza, se quella vita durasse di più.

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