Novara

Pestato dai genitori per i voti, si rivolge all’IA 

Padre e madre, originari del Bangladesh, denunciati dalla polizia per maltrattamenti 

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novara. Un ragazzo allontanato dal nucleo familiare e affidato ai servizi sociali, i genitori denunciati per maltrattamenti e sottoposti ad accertamenti da parte delle autorità giudiziarie e dei servizi territoriali, con verifiche mediche e sociali ancora in corso. E nell’indagine ha giocato un ruolo l’intelligenza artificiale, alla quale il ragazzo, un 15enne nato in Italia da genitori originari del Bangladesh, ha descritto un contesto familiare segnato da una netta disparità di trattamento tra lui e la sorella: mentre lui sarebbe stato regolarmente picchiato per i risultati scolastici ritenuti insufficienti, la sorella non avrebbe mai subito punizioni fisiche. Una differenza di trattamento che deriverebbe dalle elevate aspettative riposte dai genitori nel futuro del figlio maschio, sul quale proietterebbero l’ambizione di una carriera medica di livello internazionale; al contrario, per la figlia femmina le attese sarebbero state più basse e quindi prive di sanzioni in caso di insuccessi scolastici.

Le violenze

Il giovane, assistito da uno psicologo, ha raccontato agli investigatori della Squadra mobile di Novara che le punizioni, iniziate quando aveva circa 6 anni, si verificavano anche tre volte a settimana e consistevano in percosse inflitte con una cintura, fili di caricabatterie, scope, bastoni di legno, utensili da cucina e rami di albero. Pur descrivendo i genitori come capaci di alternare momenti di affetto a una severità estrema legata alla scuola, il ragazzo ha delineato un quadro che potrebbe configurarsi come abuso dei mezzi di correzione o veri e propri maltrattamenti.

L’intelligenza artificiale

Prima di rivolgersi alle forze dell’ordine, il 15enne aveva cercato di capire se la sua esperienza fosse “normale”, interrogando un’applicazione di intelligenza artificiale, che gli avrebbe risposto che nessuno deve essere picchiato. Dopo essersi confidato con un amico e con i genitori di quest’ultimo, il 24 gennaio ha chiamato il 112, spiegando di essere scappato di casa perché trattato male. Portato in Questura, il ragazzo ha dichiarato di non voler rientrare in famiglia e ha raccontato anche di aver preso volontariamente un brutto voto per dimostrare l’inutilità delle violenze, senza ottenere cambiamenti. La polizia sta ora ascoltando insegnanti e genitori.

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