Ci sono anche alcuni funzionari del Comune di Orosei e potrebbe spuntare il coinvolgimento di un dipendente della Prefettura di Nuoro tra gli indagati nell’inchiesta della Procura che ieri portato all’esecuzione di quattro misure cautelari per un presunto sistema finalizzato ad aggirare la normativa italiana in materia di immigrazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, i funzionari avrebbero agito in concorso con Nabil Nassif, Sebastiano Lamacchia, Paolino Patteri e con la dipendente di un Caf, Isalina Leone, assicurando il buon esito delle pratiche legate alle posizioni di cittadini stranieri.
Le accuse
Gli indagati avrebbero iscritto cittadini extracomunitari nei registri anagrafici del Comune di Orosei pur in presenza di residenze fittizie, omettendo i controlli e agevolando i nulla osta per i ricongiungimenti familiari sulla base di requisiti non veri. In carcere sono finiti Nabil Nassif, marocchino difeso dall’avvocato Stefano Mannironi, per gli investigatori promotore del sistema illecito. Con lui risultano coinvolti Sebastiano Lamacchia, assistito dall’avvocata Caterina Zoroddu, Paolo Patteri, difeso dall’avvocato Mario Frau. Per Isalina Leone, dipendente di un Caf, assistita dall’avvocata Sabrina Lardieri, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’inchiesta, coordinata dal pm Sandra Maria Benedetta Picicuto, è stata condotta dai carabinieri di Nuoro e del Norm di Siniscola. Nel corso dell’operazione disposto il sequestro di due immobili a Orosei e di tre conti correnti.
Indagati anche Antonello Dessena e Lucia Esca, entrambi dipendenti dell’ufficio Anagrafe del Comune di Orosei, e Dario Patteri, figlio di Paolo. Le indagini partirono nell’aprile 2025, dopo la bomba al dirigente dell’ufficio Suape Efisio Roych di Orosei. Nel corso delle indagini sarebbe stato accertato l’ingresso illegale di 26 cittadini da Marocco, Tunisia ed Egitto, ma gli investigatori ritengono che il numero possa essere più elevato. Per la Procura, i profitti erano consistenti: per ogni pratica gli stranieri avrebbero versato fino a 5.200 euro.
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