Intervista

«Perché in Sardegna fate così pochi bambini?» 

Prodi a Cagliari: «In aereo ho studiato il report sulle nascite, calano ovunque ma qui il dato è tremendo» 

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Domenica sera il volo di Romano Prodi è decollato con due ore di ritardo. Così il professore di Scandiano – due volte presidente del Consiglio e una della Commissione Ue, fondatore dell’Ulivo e padre nobile dei Dem – ha avuto tempo da dedicare a un report sulle tendenze mondiali della natalità. Quando ha finito di studiarlo era più o meno mezzanotte: era finalmente arrivato a Cagliari ma l’umore ormai era compromesso. E ieri mattina, incontrando i giornalisti al T-Hotel qualche ora prima di partecipare al convegno “L’Europa Federale, una forza comune al servizio delle autonomie”, organizzato dall’associazione degli ex consiglieri regionali sardi, col pensiero tornava a quei numeri. In calo ovunque, spesso lontani dal tasso di 2,1 figli per donna che si stima necessaria per il ricambio generazionale. Allarmanti in Italia ma angosciosi nell’Isola, inchiodata sotto lo 0,9. Il fenomeno è evidente, le cause meno: «C’è questa tendenza dei sociologi ad attribuirlo a un individualismo incoraggiato dal telefonino, dai nuovi media… però vallo a dimostrare. Di fatto è un fenomeno impressionante. E si registra anche in Africa, dove i tassi di natalità restano molto più alti che da noi ma comunque sono in calo: prima facevano sette bambini, adesso ne fanno tre. Ci sono 150 Paesi in calo di popolazione e 66 in cui il tasso è più vicino all’1 che all’1,5».

Le politiche per la natalità servono a qualcosa?

«Le politiche a favore della famiglia sono un obbligo di giustizia sociale - io poi sono l’ottavo di nove figli, non potrei che pensarla così - però dalle analisi risulta che hanno agito poco, appena dello 0,2%. Non solo: le nascite stanno crollando dove le politiche per la famiglia sono più forti, cioè la Francia: in otto anni sono passati da 2,1 a 1,6. È sempre più alto dell’1,14 italiano, ma è un calo velocissimo. E il fenomeno in Sardegna è più forte che mai».

Secondo lei perché?

«Me lo dovreste dire voi. Anche perché non è che ci siano differenze sociali così significative rispetto a zone con tassi diversi. Non parlo di Singapore, ma della Campania e di altre zone d’Italia comparabili alla Sardegna per reddito, mentalità, cultura, religione e così via».

Forse un minor numero di guerre spingerebbe a riprodursi. Se non altro ora Usa e Iran sono vicini alla pace.

«È una tregua, non una pace. Però è importantissima, perché quando queste tregue durano poi, se Dio vuole, è difficile che riparta il conflitto. Certo, non siamo di fronte a un processo di distensione totale, diciamo che in qualche modo si rimedia al malfatto».

Un malfatto made in Usa?

«Gli americani hanno sbagliato tutto. Hanno ucciso la Guida Suprema pensando che questo avrebbe diviso il Paese, ma lì è come uccidere il Papa: così il Paese lo unisci. Si sono fatti trascinare da Netanyahu e poi hanno fatto anche un altro errore: non hanno considerato che ormai Davide vince contro Golia. O almeno riesce a far pareggio, come fanno gli ucraini con i loro droncini, senza avere mica il più grande arsenale del mondo».

Ecco, l’Ucraina: ha troppi trattori per farla entrare nell’Ue o troppi droni da guerra per lasciarla fuori?

«Il tema è serio. L’Ucraina è certamente un Paese europeo, ma io dico: attenzione a fare promesse che poi non si possono mantenere. Per prima cosa deve finire la guerra, in secondo luogo non possiamo pensare di farla entrare prima dei Paesi dell’ex Jugoslavia: glielo abbiamo promesso da otto anni e anche più, loro si sono preparati e soprattutto non ci portano problemi, perché tutti insieme fanno l’uno o il due per cento del Pil europeo e hanno un’agricoltura piccola, tutto sommato. E bisogna fare in fretta: per la mia esperienza, l’allargamento dell’Europa o lo concludi in fretta o non lo concludi più. E a proposito della mia esperienza: quando feci l’allargamento tutti i Paesi si impegnarono a cambiare le regole, ma poi col cavolo che le hanno cambiate… Ma tu non puoi arrivare ad avere quaranta commissari europei, è impossibile gestire una roba così. E poi, sì, c’è il problema dell’agricoltura: l’estensione dell’Ucraina è tale che finirebbe per prendere quasi la metà dei fondi agricoli europei. Quindi va bene discutere, però ricordo che quando la guerra bloccò le esportazioni ucraine via mare si intensificarono quelle via terra, attraverso la Polonia. È bastato che qualche camion venisse scaricato indebitamente per far succedere una rivoluzione nella politica polacca. Quindi cerchiamo di fare le cose in modo serio e credibile. Fra l’altro quando ho fatto l’allargamento dell’Ue non avevamo nessun problema con la Russia, all’epoca Putin mi diceva: “Fai quel cavolo che vuoi, quel che mi interessa è non avere la Nato ai miei confini”. E infatti sono entrati otto Paesi che appartenevano all’Urss e non è successo nulla».

Quindi l’Ue sa fare politica.

«La poteva fare perché il potere era della Commissione. Ora siamo all’assurdo, con la Meloni che accusa la Commissione di essere onnipotente mentre la Commissione fa le cose che le dice il Consiglio, o meglio complica le decisioni politiche del Consiglio. D’altronde il potere è nel Consiglio, non è più quello sopranazionale della Commissione. Io ricordo sempre che quando sono diventato presidente del Consiglio ho giurato sulla Costituzione, quando sono diventato presidente della Commissione Ue ho giurato davanti alla Corte suprema del Lussemburgo: son due giuramenti diversi. Se quel giuramento non viene rafforzato dai fatti, il potere passa ai Paesi. Con i veti, il limite delle decisioni da prendere all’unanimità e tutto il resto».

Eppure per l’Europa le ricette non mancano. Il Rapporto Draghi, per esempio.

«Il rapporto Draghi è perfetto, ma se non c’è il quadro politico non lo si può attuare. E quando mi dicono che è stato implementato solo per il 14% mi viene da dire: e meno male che almeno il 14% lo hanno implementato! In un quadro politico così è come mettere il sale sulla coda a un passero».

Lei vent’anni fa vinse proponendo agli italiani di “organizzarci un po’ di felicità”. Oggi quale può essere la parola chiave?

«Direi che oggi al Paese manca la fiducia nel futuro. Noi siamo, se ci pensa, l’unico Paese al mondo che ha una doppia immigrazione: in entrata e in uscita. È abbastanza singolare, vuol dire che arriva chi cerca di sopravvivere e va via chi cerca un futuro migliore. Perciò stiamo lavorando per costruire la fiducia degli altri, non la nostra».

Tra le cose che non si possono attuare né nominare, in Italia c’è la patrimoniale. Ha rinunciato anche lei.

«Io so bene che qualche misura per ammorbidire le disparità ci vuole, perché qui stiamo costruendo un mondo im-pos-si-bi-le, da far paura. Però se fai la patrimoniale i più ricchi portano via i soldi. Quindi o questa misura viene presa a livello generale oppure diventa inutile. Il guaio è che intanto si è entrati nel famoso dibattito sulle imposte, e resta valida la dottrina che chi parla di imposte e di immigrazione perde le elezioni. Di imposte si può parlare solo al ribasso - esenzioni, flat-tax e roba del genere che aumenta le ingiustizie. Ma siccome non posso farle al ribasso per tutti, perché non ci sono i soldi, allora lo faccio per quello lì, per quell’altro, per chi ha la partita Iva di un certo livello, e così vien fuori un’ingiustizia fiscale enorme».

A proposito di paura: Vannacci ne fa?

«Non è un problema solo italiano. Ci sono vari Vannacci in Europa, ed è un problema serissimo perché alla fin fine sono la traduzione in europeo del Maga».

Come si risponde?

«Bisogna tornare allo spirito delle riforme che cambiano il Paese: l’ultima riforma della casa è stata nel ’54, quella della sanità è del ’78. Pensiamo ai mezzi che avevano i medici nel ’78 e a quelli che hanno oggi: che cosa può fare oggi un medico di base se non dire “Vai all’ospedale a farti controllare”? Eppure il medico di base è prezioso per il sistema, ma bisogna che lavori in modo diverso».

Il centrodestra la sanità la stava riformando, poi ha rinunciato.

«E l’opposizione non ha avuto l’intelligenza di dire: “Propongo quel che stava proponendo il governo, e che la sua coalizione gli ha bocciato”. Ma ragazzi, volete far politica o no?».

Forse all’opposizione servirebbe un regista.

«Questo non è un problema mio. Però mi aspettavo che proponessero uno “Schillaci plus”, ecco. Magari con qualche modifica nostra, però globalmente la proposta andava nella direzione che noi avevamo appoggiato. E sarebbe stata decisiva per accorciare le attese, che è l’angoscia delle famiglie. Abbiamo tutti degli amici o dei parenti che devono fare un’analisi e si sentono dire “Ci vediamo fra sei mesi”. E a quel punto se hai i soldi passi ad altri sistemi, ma se non li hai devi rinviare».

Ne ha parlato con Schlein nella vostra chiacchierata di due ore e mezza?

«Abbiamo esaminato i problemi e le necessità future, e devo dire che i punti in comune erano tanti. Come metterli in atto, ripeto, non è un problema mio. Io rifletto sulle necessità del Paese perché si produca serenità, la fiducia di cui parlavamo, ma come arrivarci non posso dirlo io: serve un accordo politico. I problemi di fondo restano quelli che dicevamo: che cosa vogliamo fare per la casa, per la sanità».

Il programma, insomma. O vengono prima le alleanze?

«Ripeto quel che ho sempre detto: serve il programma, non si può votare solo su una persona. D’altra parte io non ho problemi a parlare dei problemi dell’opposizione, ma quelli della maggioranza sono drammatici. Hanno svalutato il concetto di durata: questi durano per non far niente».

Non si arrabbi: questo lo dice anche D’Alema.

«Ed è un’osservazione giusta: ditemi un provvedimento di questo governo! L’unico serio era quello di Schillaci e lo hanno ritirato».

Hanno provato a riformare la giustizia.

«E infatti la gente gliel’ha bocciato. Ma per il resto hanno fatto solo riforme a breve, un pezzetto alla volta, ogni volta un inasprimento delle pene per dire: “Ecco, siamo un pochettino più cattivi dell’anno scorso”. Chiaro che a quel punto la gente dice: “Speriamo che il governo duri poco, magari quello dopo sarà meglio”».

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