Torniamo a scuola.

Perché il greco antico è fondamentale per decifrare il nostro presente confuso 

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Il greco non è mai stato così vivo. Lo sanno bene al Liceo Classico, Linguistico e delle Scienze umane Motzo di Quartu che apre le porte al pubblico per un’immersione nelle radici del pensiero occidentale: per qualche pomeriggio la scuola esce dalla ritualità della lezione offrendo all’intera comunità il proprio ruolo di presidio culturale.

L’avvio è fissato per domani alle 16.30 con la conferenza “La lingua greca antica: il fascino di una scoperta”. A guidarlo sarà Gianfranco Rosas: la premessa metodologica è netta, il greco non come “reperto” ma strumento di lettura del presente, laboratorio di parole, categorie e sfumature capace di chiarire ancora oggi concetti politici, etici e filosofici e di rendere più consapevole il nostro rapporto con le parole che ci definiscono: democrazia, crisi, politica, etica, tragedia. Dopo il primo appuntamento, ogni mercoledì la rassegna entrerà nel cuore della drammaturgia tragica. In programma, il nodo colpa-punizione nella Trilogia orestea di Eschilo, letta nel passaggio dalla vendetta privata alla giustizia dello Stato; poi Edipo re di Sofocle, con l’enigma dell’imprevedibile e la ricerca della verità; infine Medea di Euripide, esplorazione del conflitto tra razionalità e irrazionalità.

Tornare ai classici insomma non per nostalgia, ma per capire quali forme mentali e narrative continuano ad abitare il presente, e perché la lingua greca resta, ancora, una delle chiavi più fertili per leggerlo (c.a.).

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