Industria.

«Per Eurallumina nessun passo avanti» 

La delusione dei dipendenti: la maggior parte resta in cassa integrazione 

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«Nessun beneficio per i lavoratori Eurallumina: ad un mese dall’incontro con il Ministro Urso dopo l’occupazione del silo in fabbrica, la maggior parte degli operai è ancora in cassa integrazione». Enrico Atzei, 59 anni, dipendente Eurallumina in cassa integrazione e consigliere comunale di Portoscuso con delega all’industria, traccia un bilancio degli effetti sui lavoratori dopo il via libera dallo Stato ai 9 milioni e 600 mila euro fino a giugno per la gestione dell’Eurallumina, la società di proprietà della russa Rusal coinvolta dalle sanzioni per la guerra in Ucraina.

L’analisi

Una decisione che di certo ha scongiurato lo scenario peggiore, cioè il fallimento e la liquidazione della società per mancanza di fondi. «Faccio fatica a capire quali siano ad oggi le conquiste a beneficio dei lavoratori – dice Enrico Atzei – il Governo ha messo a disposizione questi fondi così come sancito dalle leggi europee in queste situazioni, con una cifra molto vicina a quella che forniva Rusal per il mantenimento dell’impianto. L’obiettivo era ripristinare gli organici a lavoro ad agosto 2025 quando operavano un centinaio di lavoratori diretti. Oggi chi può vantare un orario di lavoro sono i dirigenti e i loro collaboratori, 38 unità svolgono una rotazione pressoché irrisoria, mentre il resto dei lavoratori sono ancora collocati in cassa integrazione straordinaria».

L’attesa

A metà novembre quattro lavoratori dell’Eurallumina sono saliti sul silo numero tre dello stabilimento per sollecitare la decisione del Comitato per la sicurezza finanziaria sullo sblocco dei finanziamenti per la gestione. Senza i fondi e con gli asset congelati a causa delle sanzioni, la fabbrica sarebbe andata incontro alla liquidazione. L’azione dei lavoratori ha messo in moto sostegno e solidarietà da parte di tutto il territorio, con massima attenzione sulla vertenza dalle istituzioni regionali e nazionali: dopo dodici giorni e notti a quaranta metri d'altezza è arrivata la notizia dei 9 milioni e 600 mila euro e l’interruzione della protesta. «Ci aveva visto bene chi diceva che per qualcuno la vertenza era una passerella politica – dice Enrico Atzei – finito l’effetto mediatico nessuno si è più interessato dei lavoratori e delle loro famiglie. Auspico al più presto la nomina del commissario che deve autorizzare le spese, gestite sino ad oggi dai dirigenti».

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