La doccia fredda. Il voto nei Comuni ha smorzato l'euforia delle forze progressiste innescata dalla vittoria del “No” al referendum sulla giustizia. Due i dati che hanno pesato di più: la sconfitta a Venezia e l'affluenza in calo. Per la segretaria del Pd Elly Schlein, comunque, «nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del caso, trattandosi di un voto locale», il risultato «conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche».
Col senatore Pd Andrea Martella, un campo larghissimo che va dai riformisti a Rifondazione era convinto di poter strappare Venezia già dal primo turno al centrodestra. Non è andata così. Anzi, l'assessore uscente Simone Venturini è abbondantemente davanti. E poi, c'era l'aspettativa sull'affluenza: dopo il boom del referendum, una partecipazione ancora in crescita sarebbe stata letta dal centrosinistra in chiave anti-governo. Ma il dato si è attestato attorno al 60%, in calo di 5 punti rispetto alla tornata precedente. Insomma, se i 15 milioni di “No” al quesito sulla giustizia avevano fatto intravedere alle forze progressiste una strada in discesa verso le politiche del 2027, dopo il voto nei Comuni il mantra è stato: “Calma e gesso”. Come vanno dicendo da tempo molti esponenti delle opposizioni: quei voti non vanno considerati già in dispensa, non sono ancora stati trasformati in una “forza propulsiva”.
Anche per il presidente di Iv, Matteo Renzi, «per capire chi avrà vinto e perso questo turno di amministrative occorrerà aspettare i ballottaggi tra 15 giorni». Oltre a Venezia, l'altra sfida tenuta d'occhio è quella di Reggio Calabria: Francesco Cannizzaro, sostenuto dal centrodestra e da Azione, è dato al 70%, contro il 25% di Domenico Donato Battaglia, finora al governo della città come facente funzioni. Il centrosinistra aveva messo in conto la sconfitta. Ma non con queste proporzioni. Tanto che nel Pd c'è chi ritiene necessaria una riflessione più approfondita sul sud e, in particolare, sulla Calabria, dove squilla l'ennesimo campanello d’allarme: gli ultimi sono stati la sconfitta alle regionali nel 2025 e il dato "fuori dal coro” della provincia di Reggio al referendum, col Sì al 53%.
La Toscana invece consola: con Pistoia strappata al centrodestra e Arezzo - altra città di centrodestra - al ballottaggio. «Questa tornata elettorale offre risultati in chiaroscuro», ha sintetizzato la vicepresidente del M5S, Paola Taverna. Sottolineati due risultati, Salerno ed Enna, dove hanno vinto De Luca e Crisafulli. Entrambi sono appoggiati dal centrosinistra ma il simbolo Pd non compare fra le forze che li sostengono.
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