Il decreto.

Passa il dl Ucraina E Vannacci scuote  il centrodestra 

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La fiducia alla Camera messa dal Governo sul dl Ucraina alla fine passa con 207 sì. Compresi quelli dei tre vannacciani. Gli aiuti a Kiev sono salvi. Ma i fedelissimi dell’ex generale non votano il decreto in sé, che incassa 229 voti a favore, mentre tra i 40 contrari si schierano pure M5S e Avs. Intanto l’esito della giornata fa parlare lo stesso leader di Futuro nazionale: «Da oggi (ieri, ndr) il centrodestra non sarà più lo stesso».

Dunque, Vannacci non rompe del tutto con gli ex alleati. Ma «più che Futurismo di Marinetti è il trasformismo di Giolitti - punge il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari –. Il loro è un buffo tentativo di salvare l'immagine, ma è chiaro che si sono contraddetti». Tra i vannacciani, l’ex leghista Rossano Sasso replica accendendo i riflettori sul «malessere di tanti colleghi» salviniani sull'Ucraina. Quindi lancia un appello alla maggioranza: «Noi ci siamo, però ascoltate». Dal Pd sono netti: Giorgia Meloni «non ha più la maggioranza in politica estera. La stabilità che continua a rivendicare è solo di facciata». Diversa la lettura di Più Europa, con Riccardo Magi: ponendo la questione di fiducia è stata «lasciata una porta aperta all'ingresso dei putiniani in maggioranza, altro che dimostrazione di maggiore responsabilità».

Quanto ai rapporti tra Futuro nazionale e maggioranza, Vannacci ieri ha continuato a pungere. «Salvini era quello che non avrebbe mai lavorato con i 5 Stelle e con Conte, poi ci ha fatto un governo insieme. Il nostro, invece, è un partito di destra vera, fiera, orgogliosa», mentre quella al governo è «slavata». L’ex generale scuote il centrodestra e tiene le porte «aperte» anche a Forza nuova e CasaPound. Tra gli alleati potenziali anche Mario Borghezio e il presidente del Popolo della famiglia, Mario Adinolfi, candidato in Veneto alle Suppletive della Camera, che ha detto: «C'è un dialogo aperto, stiamo discutendo». Nella lista di Vannacci pure lo youtuber anti-borseggiatori Simone Cicalone.

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