Il caso.

Parodi trionfa ma lascia il vertice dell’Anm  

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Ieri alle 15, mentre i primi exit poll inondavano tv e siti, è arrivato l’addio del presidente Cesare Parodi: lascia con largo anticipo la guida dell’Associazione nazionale magistrati, poco più di un anno dopo la sua investitura. Per qualcuno si è trattato di un gesto annunciato, ma tempistiche però hanno sorpreso tutti. Parodi, procuratore ad Alessandria, è uscito di scena per “motivi strettamente personali”: problemi familiari lo costringono ad uscire dal tritacarne mediatico a cui è stato esposto durante la battaglia del sindacato delle toghe contro la riforma Nordio e le numerose polemiche con il governo. Il suo successore arriverà forse ad aprile. La decisione, maturata pochi giorni fa, è stata comunicata da Parodi a urne chiuse, per non legare la sua scelta al risultato e non influenzare il voto. E nel Comitato direttivo centrale dell’associazione ha gelato più di un suo collega. E mentre i vertici dell’Anm esprimevano soddisfazione per «un risultato che non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza», si infittivano gli interrogativi sulla futura leadership: ora che ha vinto il No le eventuali dimissioni del Comitato non sono affatto scontate. Una prima risposta sulla nuova composizione del direttivo arriverà alla riunione di sabato, quando Parodi formalizzerà le dimissioni. A momento restano in carica il vice presidente Marcello De Chiara e il segretario generale Rocco Maruotti. La scelta ora, Statuto alla mano, sarà tra scegliere solo il nuovo presidente o rivotare per eleggere tutta la giunta.

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