«Non ci servono impianti che non rispettino il patrimonio e la realtà del territorio». Con questa motivazione ieri il Consiglio comunale di Isili ha detto un chiaro «no» al progetto “IsiliWind” per un impianto eolico da 62 megawatt nel territorio suo e di Villanova Tulo.
Consiglieri di maggioranza e di minoranza compatti, col supporto di una quindicina di persone intervenuti alla seduta. Mentre a Roma il minstero dell’Ambiente sospende (per ora) l’iter burocratico dopo la protesta della Regione per la presenza del proprio logo negli elaborati del progetto. La società deve ripresentare tutto senza lo stemma «delle Amministrazioni che non hanno rilasciato apposita autorizzazione a tale fine» e solo dopo comunicherà «il riavvio del procedimento».
Il sindaco
«È la seconda volta che siamo chiamati a intervenire su questo progetto e sempre ad agosto, quando gli uffici sono sguarniti di personale per le ferie», ha detto il sindaco Luca Pilia in apertura di seduta». Eppure il dissenso nei confronti di questa iniziativa è chiaro e punta a salvaguardare un territorio e il suo patrimonio. Il parco eolico prevede l’installazione di 11 torri di grandi dimensioni che avranno un forte impatto paesaggistico. «Questo potrebbe portare a un’alterazione dell’assetto idrogeologico», ha aggiunto il primo cittadino, «è una minaccia per la fauna, senza dimenticare il patrimonio archeologico che ricade in una zona adiacente all’area del progetto».
I nuraghe
A Isili sono stati censiti oltre 50 nuraghi che in parte si trovano proprio in questa località chiamata Brabaciera. «Pensiamo anche alle fondamenta per l’installazione delle torri», ha sottolineato Pilia, «qui sono stati investiti milioni di euro grazie ai progetti della comunità montana e del Gal per uno sviluppo sostenibile, risorse che potrebbero essere vanificate in caso di degrado visivo e acustico».
La minoranza
Contrario anche il consigliere Ignazio Faedda del gruppo di minoranza “Insieme per Isili”. «Questa battaglia è cominciata anni fa», ha detto, «gli impianti eolici rischiavano di circondare il paese ma siamo riusciti ad evitarlo. Spiace che la Regione non si faccia carico di questi problemi e li passi ai Comuni». Il no però non riguarda la transizione energetica, della quale le amministrazioni cittadine si stanno occupando: è una contrarietà ai progetti calati dall’alto, che rispondono a logiche di imprese private e non portano benefici a territorio e cittadinanza. «Oltre alle pale non bisogna dimenticare i cavidotti, che non si vedono ma creano altrettanti danni», ha aggiunto Faedda.
Assemblea pubblica
Il Comune ha dato incarico a un tecnico per studiare un progetto relativo alla comunità energetica, considerata una delle soluzioni più condivisibili. Intanto si pensa a un’assemblea pubblica che richiami comitati e persone che vogliano fare fronte comune contro questo tipo di iniziative.
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