Diciotto gioielli dell’archeologia nuragica sarda minacciati da pale eoliche e pannelli solari, solo considerando i “pezzi” forti. Quelli che hanno già il bollino Unesco o si trovano vicino ai monumenti riconosciuti dall’agenzia dell’Onu come patrimonio dell’umanità. Da Ossi a Barumini. Da Bonorva a Goni. La mappa del rischio ha la firma del comitato “Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia” che ha censito, turbina per turbina, «il mancato rispetto delle distanze» fissate per legge. «E se mai la Regione – dice il portavoce Piero Atzori – si prendesse la briga di fare le verifiche del caso in tutta l’Isola, scoprirebbe che con le sue autorizzazioni uniche sta avallando una distruzione senza precedenti. Soprattutto perché l’eredità megalitica si aggira tra i 15mila e i 17mila monumenti».
Quadro legislativo
A fare da bussola normativa al lavoro degli attivisti è la sentenza numero 51 di gennaio /2026, emessa dal Tar Sardegna. È in base a quel pronunciamento che si ricava intanto «l’irregolarità dei cinquantanove aerogeneratori» spalmati nei due progetti presentati a Ossi, ha ricostruito il Comitato. Per i giudici amministrativi vale un principio: rispetto a tutti «i beni paesaggistici» a cui viene riconosciuto «un notevole interesse pubblico», in base al decreto legislativo 42 del 2004, le pale devono stare a una distanza di almeno cinquanta volte la loro «altezza visibile». Vuol dire sino a un massimo di nove chilometri per le turbine da 180 metri. Si arriva a dieci chilometri per le pale da duecento metri, per toccare i dodici chilometri e mezzo se gli aerogeneratori raggiungono i 250 metri. Questo secondo il decreto del 10 settembre 2010. Rientrano nella classificazione di beni paesaggistici «i monumenti e i centri storici, i parchi, i belvedere e gli alberi monumentali». A Ossi sono in pericolo la necropoli di Mesu ‘e Montes e quella di S’Adde ‘e Asile.
I principi
Una coppia di templi funerari è minacciata anche a Villanova Monteleone: sia Puttu Codinu che Pubusattile hanno intorno rispettivamente dieci e undici turbine, si legge ancora nel report di Bardiania de sa Nurra. Il Nuraxi di Barumini, primo monumento megalitico riconosciuto in Sardegna dall’Unesco, è stato salvato dalle pale proprio dal Tar, attraverso la sentenza 51. «Ma adesso altri diciassette aerogeneratori alti duecento metri rappresentano una spada di Damocle contro cui lottare». Un’indicazione sulla distanza minima delle pale dai beni archeologici, pur nella forma meno restrittiva, è prevista dal decreto Draghi, il 199 del 2021, che ha recepito la direttiva Ue 2018/2021, su cui poggia il Green deal europeo, il Piano delle rinnovabili: al comma 8 dell’articolo 20, lettera c-quater, la fascia di protezione è fissata in tre chilometri. Si scende a 500 metri con i pannelli solari.
Il record
Alle domus de janas di Monte Siseri, a Putifigari, sempre nel Sassarese, spetta il primato del massimo assalto: dopo un primo parco agrivoltaico già bocciato dal ministero dell’Ambiente, la nuova minaccia è data da un secondo progetto presentato nel vicino Comune di Uri, a cui si sommano altri quattro impianti eolici, di cui uno, Alas, in corso di realizzazione, è scritto ancora nel report di Bardiania de sa Nurra. «La transizione energetica in mano agli speculatori – dice Atzori a nome del Comitato – oltre ad aggravare il fenomeno della desertificazione con le modifiche al microclima, sta trasformando i nostri territori agricoli e i nostri antichi paesi in aree industriali alla totale mercé di interessi estranei, per di più mettendo in pericolo l’intero patrimonio storico, culturale e archeologico della Sardegna».
Gli altri progetti
Anche la necropoli di Su Crucifissu mannu di Porto Torres sembra sotto assedio: le tre bocciature di un agricoltaico e due parchi eolici non sono bastate a far abbassare la guardia. In ballo ci sono altri due interventi da 61,15 e da 24 megawatt rispettivamente. A Olmedo rischia il complesso fortificato di Monte Baranta; a Cheremule le domus de janas Branca e i petroglifi, le incisioni rupestri. Ad Anela le case delle fate in pericolo sono quelle di Sos Furrighesos, a Sennori le tombe funerarie dell’Orto del Beneficio parrocchiale. A Torralba la minaccia è per il Nuraghe Santu Antine; a Bonorva per la necropoli di Sa Pala Larga; a Mores per il dolmen Sa Coveccada. A Goni la necropoli di Pranu Muttedu risulta troppo vicina ai progetti eolici che ricadono nei Comuni di Siurgus Donigala e San Basilio. L’allarme è noto per la Basilica di Saccargia a Codrongianos. A Osilo rischiano i belvedere di via Pietro Canalis e quello di Bonaria.
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