Denuncia presentata dall’associazione Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia e inviata anche a Meloni e Todde

Pale e pannelli nei siti Unesco: c’è un esposto 

Sotto accusa 27 progetti in tutta l’Isola: «I magistrati accertino le eventuali illiceità» 

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«Esposto sulle mancate distanze di impianti eolici e agrivoltaici da monumenti Unesco». L’oggetto è scarno, volutamente senza fronzoli, a fronte di un contenuto pesantissimo: in Sardegna, da nord a sud, ci sono «ventisette progetti poco rispettosi dei nostri beni identitari o che invadono la zona cuscinetto a protezione del nostro Patrimonio per l’umanità», ha ricostruito “Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia”, associazione-baluardo contro la speculazione energetica. In diciotto pagine, di un lavoro certosino, sono nero su bianco tutte le presunte violazioni inoltrate alla Procura di Sassari e inviate per conoscenza ai vertici di Stato e Regione. Alle presidenti Giorgia Meloni e Alessandra Todde.

I rilievi

È accorato l’appello ai magistrati di Sassari per quella che il Comitato considera «una devastazione di beni culturali e paesaggistici». Un «saccheggio». Da qui l’esposto per «valutare gli eventuali profili di illiceità penale e, nel caso, individuare i possibili soggetti responsabili». In “Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia” si appellano alla «fondatezza di rischio temuto». Ma dai loro rilievi «gli impianti indicati nell’esposto hanno un impatto visivo» o comunque «una interferenza con le aree di rispetto» fissate dalla legge.

La localizzazione

Dei ventisette parchi finiti sotto accusa, ventitré sono eolici e ricadono in un numero maggiore di Comuni. Nell’elenco ecco «Anela, Banari, Barumini, Bessude, Bonnanaro, Bonorva, Borutta, Cheremule, Escolca, Florinas, Ittireddu, Ittiri, Gergei, Las Plassas, Mores, Nughedu San Nicolò, Ossi, Porto Torres, Putifigari, Sassari, Sennori, Thiesi, Villanovafranca, Villanova Monteleone, Villaperuccio». L’associazione della Nurra ha ricostruito non solo la localizzazione degli impianti ma anche il loro iter. Per cui «sono tutti all’esame del Mase (il dicastero dell’Ambiente e della sicurezza energetica) o della presidenza del Consiglio dei Ministri o della Regione», ciò che spiega l’invio della copia dell’esposto anche a Meloni e Todde. Tra i destinatari pure i sindaci, le quattro Soprintendenze della Sardegna (Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari) e il ministero della Cultura. Quanto ai quattro parchi agrivoltaici inseriti nella denuncia, due sono stati presentati a Sassari, uno a Uri e un altro a Porto Torres.

Quadro legislativo

Nell’analisi dei ventisette progetti "verdi” contestati, “Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia” non ha trascurato alcun aspetto, inclusa la cornice normativa che tutela il patrimonio archeologico, paesaggistico e culturale messo a rischio dall’assalto delle rinnovabili. «Nel 1997 – spiega Piero Atzori, portavoce dell’associazione – il sito Nuraxi di Barumini è stato assunto nel Patrimonio mondiale dell’umanità», primo gioiello della storia sarda a essere riconosciuto dall’Unesco. «Eppure lì – continua Atzori, professore in pensione – una srl con sede a Milano punta a realizzare un parco da diciassette turbine, pale alte duecento metri». Si arriva «al 9 aprile 2021 e all’8 novembre 2021, quando sessantasei monumenti nuragici e prenuragici, tra cui le necropoli che vogliamo tutelare con il nostro esposto, sono diventati oggetto di due diverse tentative list, ovvero la richiesta di riconoscimento da parte dell’Organizzazione delle Nazioni unite», chiarisce Atzori. Infine «le diciotto domus de janas che possono vantare il titolo di bene Unesco dal 12 luglio 2025 e per cui la valorizzazione i Comuni dove ricadono hanno ottenuto undici milioni di euro».

Su Regione e Comuni

L’associazione della Nurra ha mandato l’esposto a Todde e ai sindaci non solo per conoscenza: in alcuni casi le istituzioni vengono considerate parte in causa. «Nei frontespizi di sette progetti su ventitré – è il richiamo – figurano gli stemmi di Regione e Comuni: riteniamo che ci sia un loro uso disinvolto, specie perché si tratta di investimenti a scopo di lucro. Sul punto – concludono da “Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia” – avevamo già segnalato il caso, attraverso il nostro precedente Comitadu pro Sa Nurra, ma le nostre osservazioni sono rimaste senza risposta. Ciò può generare dubbi su eventuali cointeressenze dei soggetti pubblici in attività speculative private».

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