Nei reparti di Medicina degli ospedali ci sono pochi medici e troppi pazienti, l’80 per cento ha più di settant’anni e anche quattro patologie, i posti letto non bastano mai e spesso anche i corridoi sono occupati da barelle e letti di fortuna, purtroppo capita che molti ricoveri siano impropri, che Cagliari e Sassari debbano farsi carico di quello che in “periferia” non si riesce più a garantire, che anche molte dimissioni siano complicate, perché fuori manca un’adeguata rete di strutture intermedie e servizi socio-assistenziali.
L’allarme risuona puntualmente da Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti internisti italiani) che nella sua survey evidenzia ancora una volta una pressione insostenibile e un’inappropriatezza organizzativa che è urgente modificare.
Le carenze
«Tutti gli ospedali dell’Isola hanno carenza di personale», avverte Carlo Usai, primario di Medicina interna all’Aou di Sassari e componente della segreteria nazionale Fadoi, «ma c’è un meccanismo perverso che esaspera il sovraffollamento degli hub: certi ospedali, anche importanti, non fanno più una serie di procedure, così tutti i pazienti finiscono al “centro”. Il problema è – come ha ribadito il nostro presidente Andrea Montagnani – che non si può continuare a considerare bassa l’intensità assistenziale della Medicina Interna, tenendola sottodimensionata rispetto alle reali esigenze e all’attività che svolge. Bisogna riconoscere l’alta intensità clinica, e aprire tavoli tecnici all’interno degli assessorati alla sanità e del ministero con nostri rappresentanti, per avviare i processi decisionali. Rafforzare la Medicina Interna dal punto di vista organizzativo è l’unico modo per garantire ai cittadini il diritto alla cura, ai medici il diritto di curare senza diventare i capri espiatori di carenze strutturali e al sistema di raggiungere un’efficienza altrimenti non sostenibile».
I numeri
Dunque, i numeri del sondaggio indicano che in Sardegna oltre otto pazienti su dieci hanno più di 70 anni e presentano in media quattro patologie concomitanti. Per quanto riguarda la carenza degli organici, è intorno al 14% tra i medici e al 21% tra gli infermieri, con numeri che variano in modo significativo tra i presìdi. Il tasso medio di occupazione dei posti letto raggiunge il 103% (in alcune realtà superare il140%) e nell'83% dei reparti si registra un overbooking. Il boarding in Pronto soccorso (cioè la sosta in attesa che si liberi un posto letto in reparto) è un’ulteriore complicazione: nell’83% deicasi viene giudicata di entità almeno media o grave, anche se ci sono luoghi dove non succede mai.
Ancora: in media il 34% dei ricoveri potrebbe essere evitato con una migliore presa in carico territoriale. Inoltre in alcuni casi «fino a un quarto dei posti letto rimane occupato da pazienti non dimissibili per l'assenza di sufficienti risposte socio-assistenziali a livello domiciliare, fatto che, sommato alla mancanza di strutture territoriali in grado di accogliere in tempi rapidi i pazienti, si traduce in un prolungamento del ricovero.
La strategia
Spiega all’Ansa il presidente regionale Fadoi, Mattia Lillu (medico al Brotzu): «Una delle principali criticità risiede nell'attuale assenza di una strategia unitaria tra le diverse Aziende per gestire il sovraffollamento; il problema richiede un approccio organico e condiviso, che veda anche il coinvolgimento diretto degli internisti. In tale contesto, è prioritario affrontare nodi cruciali quali la carenza cronica di posti letto, il fenomeno dei ricoveri in sovrannumero e il paradosso delle Medicine Interne che, classificate formalmente come reparti a "bassa intensità", si trovano a gestire pazienti e carichi di lavoro tipici della media-alta intensità, aggravati spesso dalla mancanza di una rete socio-assistenziale adeguata a supporto delle dimissioni».
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