Il No.

Ornano: «Il sorteggio-truffa sottoporrà di fatto il Pm  al controllo della politica» 

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Oltre a presiedere il Tribunale di sorveglianza, Maria Cristina Ornano guida il comitato Giusto Dire No di Cagliari. Forse Nordio lo considererebbe un caso di sommatoria delle carriere, se non fosse la seconda è provvisoria. Intensissima, però: è una trincea contro una riforma che «intacca l’indipendenza e l’autonomia di tutti i magistrati, giudici e Pm, perché li priva di quella garanzia di uguaglianza che la Costituzione affida a una magistratura autonoma e indipendente».

La magistratura resta indipendente.

«Non basta affermare i principi: occorre dare effettività attraverso i presidi di garanzia. Qui il presidio costituzionale è proprio un Csm unico per tutti i magistrati. Ed è questo il bersaglio della riforma. Non la separazione delle carriere, che non c’entra nulla, ma la destrutturazione del Csm. Pensiamoci: viene spacchettato in due organi distinti, indebolendolo secondo la logica del divide et impera ; gli viene sottratta la funzione disciplinare per affidarla a un organo esterno, che sarà presieduto da un politico e non più dal capo dello Stato; è prevista una più forte componente politica che, a seconda di come verrà combinata, nell’azione disciplinare potrà essere numericamente prevalente. E attraverso il sorteggio lo si sottopone al controllo del potere politico, per cui con la riforma Nordio il Pm è già di fatto sottoposto al ministro. Ed è scontato che con le leggi di attuazione, in parte già annunciate e pronte nel cassetto, si interverrà sull’obbligatorietà dell’azione penale, affidando al governo l’indicazione delle priorità. E intanto uno dei vicepremier ha già annunciato l’intenzione dell’esecutivo di sottrarre al Pm la direzione della polizia giudiziaria».
La riforma piace al Pm per eccellenza, Di Pietro.
«Di Pietro da tempo è vocato alla politica, e direi che quando era in magistratura ha incarnato proprio quel Pm organo dell’accusa e super-poliziotto che la riforma vuole realizzare. A me non sembra un modello da emulare, francamente».
La distinzione fra giudice e Pm serve a garantire serenità al cittadino imputato.
«La mancanza di serenità dei cittadini è indotta da una campagna sfrenata e brutale di delegittimazione della magistratura. L’idea che i giudici non sarebbero terzi e imparziali perché asserviti al Pm è palesemente falsa, smentita dall’esperienza giudiziaria ma soprattutto dai numeri, che vedono il cinquanta per cento dei processi concludersi in un’assoluzione. La verità è che la riforma vuole cambiare il volto del Pm e trasformarlo da organo di giustizia, come lo hanno voluto i costituenti, in un avvocato dell’accusa per il quale l’obiettivo sarà ottenere sempre e comunque la condanna. Ed è esattamente il contrario del giusto processo che i fautori del Sì dicono di voler attuare. In questo senso è emblematico l’episodio di Rogoredo, dove un Pm indipendente ha cercato la verità dei fatti, lavorando con la schiena dritta e senza cedere alle pressioni di una politica che voleva imporre una soluzione a suo uso e consumo. E oggi fortunatamente abbiamo un assassino di meno in circolazione. Mi chiedo: sarà così anche dopo la riforma?».
Un consigliere sorteggiato fra i giudici rimane un giudice. E infatti la formula che si usa è: “Se può infliggere un ergastolo potrà ben attribuire un incarico”.
«È come dire che un medico di base può fare un’operazione a cuore aperto. Per fare il consigliere superiore occorrono competenze ed esperienze diverse da quelle del giudice o del Pm. I sostenitori della riforma vogliono ridurre il Csm a un mero apparato burocratico, in spregio alla sua alta funzione costituzionale. Ma poi la riforma - con la truffa dei due diversi tipi di sorteggio, uno secco per l’intera e indistinta platea dei magistrati e uno temperato e guidato per i membri laici – assicura alla maggioranza di governo la scelta della componente laica e spariglia quella togata, assicurando alla politica la concreta possibilità di influire su nomine, promozioni e quant’altro. Altro che “togliamo la politica dalla magistratura”: la politica nel Csm vuole proprio metterci le mani». ( c. t. )

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