La polemica.

Oristano, il “Tribunale aperto” diventa un caso 

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Una manifestazione per far conoscere le attività del Tribunale di Oristano è diventata un casus belli nella guerra referendaria tra favorevoli alla riforma Nordio e sostenitori del no. Come spesso accade, però, le polemiche potrebbero superare i fatti, nel senso che le strumentalizzazioni precedono la comprensione di ciò che è successo veramente. A fare chiarezza sarà sicuramente la magistratura e in particolare la Procura generale di Cagliari, guidata da Luigi Patronaggio, che ha disposto accertamenti sulla vicenda.

I fatti

Sabato mattina a Oristano era prevista una giornata di apertura straordinaria del Tribunale. Una cinquantina di persone avrebbero partecipato all’iniziativa, con una decina tra magistrati e funzionati presenti, per conoscere il funzionamento della Giustizia nel palazzo di Piazza Aldo Moro. Tra i presenti anche due agenti della Digos che avrebbero chiesto informazioni a una cancelliera. E qui le versioni divergono, nel senso che chi ha segnalato i fatti a esponenti politici, parla di richiesta dell’elenco dei partecipanti e discussioni per l’accesso al palazzo. Secondo la Questura di Oristano, che ieri ha inviato alle redazioni un comunicato ufficiale, niente di più che una normale attività di routine. «I servizi di Polizia sono stati predisposti nell’ambito di una più ampia sensibilizzazione della vigilanza di obiettivi sensibili qual è il Palazzo di Giustizia», si legge nella nota. «Tale attività era finalizzata a evitare iniziative estemporanee o qualunque azione che potesse costituire disturbo allo svolgimento dell’iniziativa, già conosciuta dalla Questura. Si smentisce che operatori della Polizia di Stato abbiano fatto richieste di elenchi di nominativi dei partecipanti».

Segnalazioni e polemiche

I chiarimenti richiesti dal procuratore generale, dunque, serviranno. Certamente, quanto accaduto fa capire che il clima referendario si sta scaldando. Proprio sabato scorso, infatti, il consigliere regionale di Sinistra Futura Peppino Canu, che a Sedilo ha partecipato a un incontro per sostenere il no al referendum sulla riforma Nordio, ha denunciato quanto gli era stato riferito, in particolare rispetto alla discussione che avrebbero avuto gli agenti della Digos con la cancelliera e rispetto al fatto che ci sarebbero state segnalazioni per chiedere un intervento di verifica di possibili attività di propaganda all’interno del palazzo di Giustizia oristanese. «Rispetto il lavoro degli agenti, non dipende da loro, ma ho il timore che qualcuno abbia sollecitato un intervento del Ministero», ribadisce l’esponente di Sinistra Futura. «Riguardo alla presenza di uomini della Digos non credo che la si possa contestare in quanto tale – aggiunge Canu – ritengo però che sia giusta l’iniziativa del procuratore generale Patronaggio perché si facciano accertamenti sull’accaduto, mi sembra corretto». Il consigliere regionale aggiunge solo che «qualunque cittadino avrebbe potuto partecipare a quell’iniziativa, così come gli agenti potevano correttamente svolgere il loro compito, ma senza eventualmente pretendere elenchi o cose del genere».

L’interrogazione

Sulla vicenda ieri hanno annunciato un’interrogazione Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, e Silvio Lai, segretario regionale del partito e deputato. «Si tratterebbe di un fatto molto grave – affermano – Non stiamo parlando di una riunione riservata, ma di un’iniziativa pubblica aperta ai cittadini». I due esponenti del Partito democratico hanno presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Giustizia «per sapere chi abbia disposto tale iniziativa, su quale base normativa e con quali finalità. Un episodio del genere, se confermato, è ancora più grave perché avviene nel pieno di una campagna referendaria che riguarda la riforma della Costituzione con la modifica di sette articoli sull’ordine giudiziario».

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