L’emergenza.

Oristanese senza medici, ne manca uno ogni due 

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L’emergenza sanitaria in provincia di Oristano non è più una fase transitoria, ma una condizione strutturale che coinvolge l’intero territorio. I tre distretti, Oristano, Ghilarza-Bosa e Ales-Terralba, condividono lo stesso scenario: carenza cronica di medici di medicina generale, ambulatori scoperti e migliaia di cittadini senza un riferimento stabile per le cure primarie.

Al 31 dicembre 2025, su 123 sedi di medicina generale previste in provincia, solo 61 risultavano effettivamente coperte: una su due. Un quadro già critico che rischia di peggiorare ulteriormente nel corso dell’anno. A confermarlo è lo stesso piano dei pensionamenti, salvo proroghe, comunicato da Ares: «Nel 2026 è prevista l’uscita di un medico nel distretto di Ghilarza-Bosa, di tre nel distretto di Ales-Terralba e di uno nel distretto di Oristano». Un saldo pesantissimo per una provincia che conta già migliaia di cittadini senza medico di famiglia. I tentativi di invertire la rotta hanno prodotto risultati marginali.

Nel 2025 Ares ha pubblicato 13 bandi per il conferimento di incarichi, ma il bilancio è impietoso: un solo medico reclutato, destinato a Nurachi. Troppo poco per incidere su una crisi sistemica. A reggere l’urto ci sono gli Ascot. Nati nel 2023 come risposta temporanea alle sedi scoperte (erano dieci inizialmente), si sono moltiplicati e stabilizzati. Oggi in provincia ne sono attivi 37, con circa 40 medici impegnati, cinque dei quali in pensione. Di “straordinario”, però, è rimasto ben poco: gli Ascot rappresentano ormai l’unica garza possibile per tamponare una ferita profonda, senza riuscire a sanarla. Proprio ai medici in quiescenza continua a guardare la Asl per garantire un minimo di continuità assistenziale. Nel 2026 cinque nuovi professionisti pensionati entreranno nel progetto, consentendo l’apertura di ulteriori ambulatori e il rafforzamento di quelli già esistenti.

Nel distretto di Ales-Terralba la situazione più critica: negli ultimi anni sono andati via dieci medici tra pensionamenti e mobilità, lasciando scoperti circa diecimila cittadini. La riapertura dei termini delle manifestazioni di interesse per il conferimento di incarichi libero professionali a personale medico in pensione dice molto: la prospettiva di guarigione è ancora lontana.

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