Un giovane ragazzo improvvisa una ballata davanti alla sua ragazza, prima di prendere il volo che li riporterà a casa dopo una breve vacanza. Un signore attempato con un cappello di paglia e una camicia rosa improvvisa un blues ritmato. Sono le 12 di un torrido 22 di giugno e, nell’area partenze dell’aeroporto Goffredo Mameli di Cagliari Elmas, il pianoforte è anche questo, uno spazio di socialità dove chiunque può sedersi e regalare ad accompagnatori e viaggiatori in transito una canzone, e magari portarsi a casa lo scroscio di un applauso.
Gli artisti
Alle 12.15 una donna si avvicina al pianoforte, apre la cassa armonica della coda, posa uno spartito sul leggio e inizia a suonare. Non è una turista, e neppure è lì per un viaggio imminente: si chiama Francesca Pittau ed è una pianista e maestra collaboratrice del Teatro Lirico di Cagliari. Inizia così il flash mob “Turandot” ideato dal Lirico; pochi istanti dopo Darija Auguštan – soprano croato che, a dispetto della giovane età, è già solista del Teatro Nazionale Croato di Zagabria – inizia a cantare sulle note di “Tu che di gel sei cinta” di Giacomo Puccini. È Liù, la schiava fedele al principe ignoto, che rappresenta l’amore puro perché disinteressato – «io chiudo stanca gli occhi, perché egli vinca ancora», canta con struggimento – contrapposto al gelo della principessa Turandot.
La principessa
Ed è proprio lei, Turandot, interpretata da Courtney Mills, soprano drammatico che già a 23 anni debuttava al Metropolitan Opera di New York, a proseguire la magia, incantando il pubblico di viaggiatori che si fermano e riprendono con i loro telefonini l’esibizione. «No, no! Mai nessun m'avrà! / Ah, rinasce in me l'orgoglio / di tanta purità! / Straniero! Non tentar la fortuna! / Gli enigmi sono tre, la morte una!»: qualcuno riprende tutto con una videochiamata, forse per condividere con un affetto lontano qualche istante di assoluta bellezza. Ma non potrebbe esserci Turandot se non ci fosse anche il “principe ignoto”.
Il principe
Calaf, affidato al tenore comasco Marco Berti, che intona la celebre aria “Nessun dorma” strappando non solo un lungo applauso e molti «bravo!», ma più di uno sguardo è commosso, mentre il principe attende l’alba per reclamare la sua vittoria, «dilegua, o notte! / Tramontate, stelle! Tramontate, stelle! All’alba vincerò!».
Su il sipario
Il flash mob di ieri anticipa il ritorno della Turandot al Teatro Lirico di Cagliari dopo otto anni di assenza, celebrando al contempo il centenario dell'opera andata in scena per la prima volta alla Scala di Milano il 25 aprile 1926. L'ultimo capolavoro di Giacomo Puccini su libretto di Adami e Simoni, e con il secondo finale di Franco Alfano, debutterà domani alle 20: otto recite, cinque in abbonamento e tre fuori, fino al 2 luglio. Sul podio Michele Gamba alla guida di Orchestra, Coro del Lirico e del Coro di voci bianche del Conservatorio. L'opera arriva in un nuovo allestimento firmato dallo spagnolo Rafael R. Villalobos con scene di Emanuele Sinisi, luci di Felipe Ramos e coreografie di Josè Ruiz. Una struttura metallica semicircolare, percorribile a più altezze, disegna un'ambientazione distopica in cui l'uomo appare isolato e alienato dalla tecnologia. Nel cast, Ewa Płonka, Kristina Kolar e Courtney Mills si alternano nel ruolo della principessa; Francesco Pio Galasso e Marco Berti vestono i panni di Calaf, Maria Novella Malfatti e Darija Auguštan quelli di Liù.
L’entusiasmo attorno al flash mob ribadisce qualcosa che forse abbiamo scordato, ovvero che l’opera lirica, nata alla fine del ‘500 per intrattenere le élite, presto divenne un fenomeno di massa, quello che oggi definiremmo “pop”, e conferma la lungimiranza del sovrintendente Andrea Cigni rispetto al lavoro di apertura alla città perché «senza bellezza non ci sarebbe più nulla da fare al mondo». Parola di Dostoevskij.
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