Il braccio di ferro sulla nuova tassa sui passi carrabili (veri o presunti) sale di livello: arrivano le ganasce fiscali. Per chi non ha pagato, tra 30 giorni scatterà il fermo amministrativo delle auto o (per chi non possiede una vettura) di altri beni.
La minaccia
In questi giorni nelle case di non pochi cittadini di Carbonia sono in arrivo comunicazioni da brivido. Si tratta della quarta fase della riscossione del tributo sui passi carrai, reintrodotto nel 2018 dalla precedente Giunta per chi ne usufruiva e poi applicata dall’attuale Giunta a chiunque avesse il cordolo reclinato sul marciapiede davanti al cancello o garage di casa. Il primo step era l’avviso, il secondo l’atto di accertamento, il terzo il sollecito con intimazione di fermo amministrativo, il quarto l’applicazione del fermo. Riguarda soprattutto le annualità 2018 e ‘19. Il 2020 è stato cancellato dal Covid. Per il 2021, dopo anni di valutazioni, si è deciso di applicare il canone ma la procedura è ancora alle prime fasi, per il 2022 si è già arrivati alla terza fase.Nel pasticcio che tocca circa duemila contribuenti, si fa fatica a districarsi. Le annualità 2018 e '19, e alla fine pure la ‘21, sono frutto della vecchia Cosap che suddivideva la città in fasce e colpisce per un’interpretazione mai chiarita del tutto (tranne case e palazzi di Area, altro mistero) chi ha gli accessi dinanzi ai cordoli reclinati del marciapiede.
Tartassati
Cordoli ribassati molti anni fa dal Comune e quasi sempre senza la richiesta degli interessati. Come il caso di Luisa Melis, 76 anni, pensionata di via Sardegna, cui è stato giorni fa notificato l’avviso del fermo per un totale (interessi e mora) di circa 230 euro: «Due volte beffata perché addebitano a me l’intera lunghezza del cordolo anche se io non ho un accesso carrabile al giardino e non avevo mai chiesto il cordolo. Dividerò la spesa con i vicini anche se loro non hanno ricevuto nulla, ma non trovano giusto che io paghi da sola per un errore non mio». Dal 2023 c’è stata poi la retromarcia dell’amministrazione che, nonostante prima avesse detto che la distinzione non era possibile, ha ristretto la tassa solo ai richiedenti reali del passo. L’avviso del fermo è arrivato anche alla famiglia di Loredana Cannas, Santa Caterina: «Non abbiamo pagato non perché volevamo fare i furbi ma perché ci sembra ancora ingiusto: non obiettiamo se qualcuno lascia l’auto davanti al nostro garage che non usiamo». Mai decollato (costi elevati, incertezza degli esiti) la class action che un comitato spontaneo più Adiconsum stavano programmando. Ma la questione ridiventa caso politico, come nelle parole della consigliera di opposizione Daniela Garau: «Inaccettabile che debbano essere accollate agli utenti conseguente di azioni amministrative segnate da inadempienze acclarate come rivela il regolamento modificato per correre ai ripari».
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