Il caso.

Oncologico, cantiere in alto mare 

Le nuove sale operatorie devono essere pronte entro giugno: «Impossibile» 

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«Impossibile che i lavori per la realizzazione delle nuove sale operatorie dell’Oncologico si concludano entro giugno». Il cantiere è ancora in alto mare, come testimonia la foto che pubblichiamo, al momento ci sono le fondamenta o poco più, e l’Usb Sanità – in prima linea fin dal principio di questa tormentata vicenda – denuncia senza giri di parole «un fallimento della programmazione che rischia di compromettere risorse pubbliche ingenti e il diritto alla salute dei cittadini sardi».

Il progetto

Il progetto è partito tra mille polemiche e manifestazioni di protesta dei medici, dei pazienti, delle associazioni, della politica d’opposizione e di maggioranza, dei sindacati. Tutti contro il metodo utilizzato – scarsa o nessuna condivisione con chi in quell’ospedale vive ogni giorno e porte in faccia a ipotesi alternative al trasferimento di interventi e ricoverati al San Michele, ad esempio con il noleggio di blocchi prefabbricati modulari – metodo avviato con i precedenti manager dell’Arnas Brotzu (nominati dall’ex Giunta Solinas) e portato avanti da quelli attuali (Giunta Todde) e dall’assessorato regionale alla Sanità, sempre con il solito refrain: «Bisogna procedere subito, pena la perdita dei finanziamenti del Pnrr (11 milioni di euro)». Nella sua nota ufficiale all’avvio delle operazioni, un anno fa, l’Azienda sanitaria parla di «un intervento strategico di straordinaria importanza non solo per l’Arnas ma per l’intero sistema sanitario regionale. Il Businco è l’unico ospedale interamente dedicato alla cura dei tumori in Sardegna, un presidio essenziale che da decenni accoglie pazienti oncologici da tutta l’Isola. L’investimento consentirà l’ammodernamento e l’ampliamento del blocco operatorio. Il blocco F, con due sale, sarà completamente ristrutturato per ospitare quattro sale operatorie video integrate di ultima generazione, attrezzate con tecnologie all’avanguardia che rappresentano le sale operatorie più moderne del sistema sanitario regionale».

Le scadenze

Ancora: «I lavori si concluderanno entro giugno 2026». In seguito, la rassicurazione del dg Maurizio Marcias a novembre scorso: «Il cronoprogramma che prevede la consegna il 30 giugno 2026 sarà rispettato». Poi, a febbraio scorso, in un incontro – richiesto dalle associazioni dei pazienti – con i vertici del Consorzio Ciro Menotti (aggiudicatario dell’appalto), con Marcias, il direttore generale dell’assessorato Thomas Schael e i tecnici dell’azienda e dell’assessorato, «si chiarisce che i ritardi registrati nell’avanzamento dell’opera sono riconducibili all’impresa esecutrice». L’Arnas «precisa di esercitare un ruolo di vigilanza e controllo costante, ma di non potersi sostituire al soggetto affidatario nell’esecuzione materiale dei lavori. La direzione aziendale ha assicurato di aver formalmente sollecitato l’impresa al rispetto degli impegni contrattuali, chiedendo il completamento dell’intervento nel più breve tempo possibile».

La situazione

Oggi la situazione è quella della foto. «A oltre un anno dalla chiusura delle sale operatorie del Businco e a meno di 45 giorni dalla scadenza del finanziamento Pnrr, i progressi sono insufficienti e preoccupanti», sottolinea Gianfranco Angioni, referente regionale di Usb sanità. «Dall’esterno si può constatare che i lavori sono ancora fermi alla fase di carpenteria e posa delle armature nelle fondamenta, senza alcuna struttura in elevazione, impianti o finiture eseguiti».

Aggiunge: «La situazione è allarmante. Completare, collaudare e rendere operativa una struttura complessa come questa richiede tempi ben superiori a quelli rimasti. Chiediamo di accertare la catena di responsabilità e di capire perché non si sia intervenuti tempestivamente quando i segnali erano inequivocabili». Sottolinea il sindacato che «le conseguenze di questo disastro organizzativo sono già pesantemente ricadute sui pazienti e sui lavoratori. Dall’aprile 2025 tutta l’oncologia chirurgica è stata concentrata nel presidio San Michele con un provvedimento presentato come temporaneo ma divenuto strutturale senza un adeguato incremento di personale, spazi o risorse. I reparti sono saturi, le sale operatorie in affanno, i turni insostenibili e gli interventi rallentati. Il sistema sanitario scricchiola e le liste d'attesa aumentano».

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