Perdaxius.

Omicidio Serventi, lo Stato risarcisce i genitori 

Il giovane è scomparso nel 2020 e il suo corpo non è mai stato ritrovato 

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Per l’omicidio di Fabio Serventi, scomparso nel nulla il 21 marzo 2020 dalla sua abitazione di Perdaxius, lo Stato ha concesso ai genitori un indennizzo di 50 mila euro, accogliendo la richiesta degli avvocati di accesso al fondo per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti.

L’ergastolo

In carcere, condannato all’ergastolo per l’omicidio del ragazzo, c’è il 38enne Andrea Pinna, che si è sempre proclamato innocente, ma che dopo il delitto aveva detto a vari amici di averlo ucciso. L'omicidio, stando all'accusa, sarebbe stato compiuto per un debito legato alla droga, ma il corpo del giovane non è mai stato ritrovato, nonostante le tante ricerche effettuate dai carabinieri. Fabio Serventi viveva con i nonni a Is Ergois, nelle campagne di Perdaxius. I carabinieri erano arrivati ad Andrea Pinna seguendo la scia di alcuni passaggi di mano dello scooter della vittima, anche se ad inchiodarlo erano poi state le intercettazioni nelle quali ammetteva agli amici di averlo ucciso.

L’indennizzo

Accogliendo la richiesta degli avvocati Patrizio Rovelli e Fabrizio Rubiu, che in ogni sede di giudizio hanno assistito Daniele Serventi e Marcella Bellisai, il ministero dell’Interno ha concesso ai genitori, ancora stravolti dal dolore, il massimo l’indennizzo possibile per le vittime dei reati intenzionali violenti. La condanna all’ergastolo nei confronti di Andrea Pinna, pronunciata dalla Corte d’assise di Cagliari il 15 luglio 2022, era poi stata confermata in appello il 14 aprile 2023 e resa irrevocabile il 28 febbraio 2024 dalla Suprema Corte di Cassazione. L’imputato non ha mai collaborato per il ritrovamento del corpo.

La reazione

«Il riconoscimento del diritto dei familiari di Fabio ad accedere al fondo per le vittime dei reati violenti segna un passaggio importante in una vicenda contraddistinta da un dolore che non potrà mai rimarginarsi, aggravato dal mancato ritrovamento del corpo del loro congiunto». Questo il commento degli avvocati Rovelli e Rubiu alla notizia che il Ministero aveva concesso l’indennizzo. «L’accoglimento della nostra richiesta - proseguono – assume un valore che va ben oltre il profilo economico: rappresenta un segnale di civiltà giuridica e una risposta concreta e doverosa dello Stato nei casi in cui i familiari della vittima, pur non avendo ancora ottenuto piena verità sui fatti, non possono e non devono restare privi della tutela risarcitoria prevista dall’ordinamento».

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