Carbonia.

Omicidio Merola, scontro a tutto campo 

La difesa contrattacca sui brogliacci e sul ruolo del consulente Mario Scarpa 

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Per ora si tratta solo di un’ipotesi avanzata dagli esperti della parte civile, ma la Corte d’assise di Cagliari ha deciso di non lasciare nulla al caso. Sulla morte di Anna Maria Merola, l’infermiera 58enne deceduta il 2 agosto 2017 nell'incendio della sua casa di Carbonia, i consulenti medici di parte Mario Scarpa e Francesco De Stefano, hanno ipotizzato che la donna sia stata prima sedata durante la cena e poi lasciata, in stato di incoscienza o confusionale, nel corridoio dove poi i vigili del fuoco l’hanno trovata senza vita, una volta spento il rogo che aveva avvolto la sua abitazione.

Le testimonianze

Imputato di omicidio e maltrattamenti nei confronti della donna c’è il marito Giuseppe Demurtas, ex poliziotto. In apertura di udienza è stato sentito come testimone uno dei due esperti, l’urologo Mario Scarpa (dal 2020 marito dell’ex parlamentare Maria Gabriella Pinto, cugina della vittima) che era stato nominato consulente dalla famiglia. Il difensore dell’ex poliziotto, l’avvocato Agostinangelo Marras, nel corso del controesame ha sottolineato che – a indagini già iniziate – il consulente (che aveva già un rapporto sentimentale con l’ex parlamentare, ora costituita parte civile) avrebbe segnalato alla Procura l’esigenza di effettuare un sopralluogo per verificare la presenza di liquido accelerante e degli ingressi nella casa sottoposta a sequestro.

Sullo sfondo, sempre stando a quanto sostenuto dalla difesa, ci sarebbe la richiesta della Pinto di verificare la presenza (o recuperare) una borsa nell’abitazione contenente dei gioielli. Accogliendo un’istanza del pm Paolo De Angelis, però, la Corte presieduta dal giudice Simone Nespoli (a latere Giulia Tronci) non ha acconsentito alla difesa di fare domande sulla vicenda borsone, se ne riparlerà solo una volta che le eventuali intercettazioni verranno trascritte dal perito.

Esperti di parte civile

Ma il colpo di scena è arrivato quando Scarpa, svestiti i panni del testimone e indossati quelli del consulente di parte civile (i familiari della donna sono assistiti dai legali Anna Maria Bistrusso e Raffaele Di Tucci), con il collega Francesco De Stefano hanno ipotizzato che – dalle risultanze dell’autopsia – potrebbe farsi largo l’ipotesi che Anna Maria Merola fosse sedata quando è divampato l’incendio.

Il ragionamento parte da un dato medico-legale: sul corpo non ci sarebbe traccia del fatto che la vittima abbia respirato dalla bocca bocca il fumo incandescente, come accadrebbe a una persona cosciente. Nessuna traccia di sedativo è, però, stata rinvenuta, ma gli esperti di parte ipotizzano che non sia stata nemmeno cercata. Sotto il corpo dell’infermiera, poi, c’erano i calcinacci che invece la ricoprivano: per gli esperti sarebbe un elemento sospetto sul fatto che fosse lì prima dell’incendio, e non dunque che si sia trascinata sino a quel punto prima di morire. In precedenza si era infiammata sulla vicenda dei cosiddetti “brogliacci”, gli appunti che la polizia giudiziaria avrebbe redatto per accompagnare le intercettazioni. La difesa sostiene che non sarebbero allegato al fascicolo, mentre accusa e parte civile confermano che ci sono. L’avvocato Agostinangelo Marras, in ogni caso, ha chiesto alla Corte di trascrivere una serie di intercettazioni, proprio per far luce sulla vicenda del borsone. La nuova udienza è stata fissata per ottobre.

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