Per un giorno, le note della musica hanno attraversato le mura del carcere di Uta, trasformando un luogo di reclusione in uno spazio di incontro, ascolto ed emozione. È accaduto ieri mattina, quando il Teatro Lirico di Cagliari ha portato per la prima volta la propria musica davanti ai detenuti della casa circondariale, con un coro interamente al femminile. Un appuntamento dal forte valore simbolico, capace di accorciare, almeno per qualche istante, la distanza tra il mondo esterno e quello che vive oltre le sbarre. La musica si è fatta così linguaggio universale, superando confini e barriere, per regalare ai presenti un momento di condivisione e bellezza. Un'iniziativa che ha unito cultura e inclusione, ricordando come anche dietro le mura di un carcere possa trovare spazio la forza dell'arte.
Il messaggio
«La cultura non è solo di chi indossa una pelliccia e sorseggia bollicine, ma anche di chi vuole riappropriarsi della vita con più forza». È con queste parole che Andrea Cigni, sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari, ha aperto la mattinata, poco prima dell'inizio del concerto. Un messaggio forte, che racchiude il significato dell'iniziativa: portare la cultura oltre ogni barriera, rendendola uno strumento di inclusione e riscatto. A inaugurare il momento musicale, con una sorpresa per i presenti, sono stati proprio alcuni detenuti che fanno parte del coro della casa circondariale. Sono stati loro a interpretare “Musica” di Francesco Tricarico, quasi a voler affidare al testo del cantautore il senso dell'intera giornata: «Quand’ero piccolo la musica mi ha salvato». Parole che, pronunciate tra le mura di un carcere, hanno assunto un significato ancora più profondo, raccontando il potere dell'arte di offrire speranza e nuove prospettive anche a chi sta cercando di ricostruire il proprio futuro.
In-Canto
Poi spazio alle voci femminili del Teatro Lirico, dirette dal maestro Massimo Fiocchi Malaspina e accompagnate al pianoforte da Riccardo Pinna, protagoniste di un viaggio musicale attraverso epoche e generi differenti. Un percorso cominciato con le sonorità sacre e classiche di Palestrina, Mendelssohn e Fauré, per proseguire con Brahms e le atmosfere operistiche della “Carmen” di Bizet. Dai brani più impegnativi e meno familiari al grande pubblico, il repertorio si è fatto progressivamente più accessibile, passando per le suggestioni di “May It Be” di Enya, celebre brano della colonna sonora de “Il Signore degli Anelli”. Fino alle ultime due esibizioni, accolte con particolare entusiasmo: prima “Bohemian Rhapsody” dei Queen, poi “Dancing Queen” degli Abba. Ed è proprio sulle melodie più conosciute che la platea ha iniziato a lasciarsi andare. I detenuti hanno accompagnato le voci del coro cantando e sorridendo, trasformando il finale in un momento di partecipazione collettiva. Un'atmosfera di festa, nella quale la musica ha smesso di essere soltanto uno spettacolo da ascoltare per diventare un'esperienza da vivere insieme.
Il percorso
Quello di ieri non è stato un appuntamento isolato, ma si inserisce in un percorso che vede la musica già presente nella quotidianità dell'istituto penitenziario “Ettore Scalas”. A sottolinearlo è stato il direttore Pietro Borrutto: «La musica fa già parte del nostro carcere, abbiamo un coro, abbiamo una sala musica che quotidianamente viene utilizzata dai nostri detenuti. A giugno si realizza una festa della musica a livello nazionale dove i nostri detenuti hanno la possibilità di condividere anche con band locali la loro passione per la musica».
Un’attività che va oltre il semplice intrattenimento e diventa occasione di espressione personale, socialità e partecipazione. Il concerto del Teatro Lirico di Cagliari ha così rappresentato un ulteriore tassello di un percorso che punta a fare della cultura uno strumento di crescita. Per tutti. Anche dietro le sbarre.
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