Le reazioni.

Occhi puntati sulla diga del Cixerri 

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«Non è la prima volta che l’acqua diventa rossa, ora vogliamo sapere quali rischi stiamo correndo». C’è grande preoccupazione nelle campagne che si estendono nei territori comunali di Carbonia e Iglesias dove i sindaci Pietro Morittu e Mauro Usai hanno emanato due ordinanze. La prima, quella di Iglesias, era arrivata mercoledì, ieri è stata diffusa quella di Carbonia: come la precedente, vieta l’utilizzo per agricoltura, allevamento e ogni altro uso dell’acqua del rio Santa Barbara e dei pozzi della zona finché non verrà scongiurato il rischio della contaminazione della falda acquifera: «La situazione determina un grave e imminente rischio di inquinamento del suolo e dei corsi d’acqua – scrive Morittu – questo rappresenta un pericolo attuale e imminente per l’ambiente, il suolo e le acque superficiali e sotterranee, e conseguentemente per le persone e gli animali che gravitano nella zona». Da cui il divieto di utilizzo.

In realtà il rischio è ben più ampio visto che l’acqua del torrente confluisce sul rio Cixerri che porta l’acqua alla diga omonima. Si tratta del grande invaso che oggi, viste le grandi piogge, scarica anche a mare ma, in caso di crisi idrica (oggi scongiurata visti che anche l’invaso di Bau Pressiu è pieno) può essere utilizzata sia per usi irrigui sia per usi potabili. Questo in passato è avvenuto più volte e dallo stesso invaso l’acqua, in caso di emergenza, arriva anche al potabilizzatore di Sarroch, a Pula e dintorni. Oltre al fatto che l’acqua da Uta arriva al mare e attraversa la laguna di Santa Gilla e quindi, in caso di contaminazione, anche il compendio ittico potrebbe subire dei problemi. «Oggi quell’acqua, grazie alla pioggia che ha riempito tutti gli invasi, non viene utilizzata ma è chiaro che quanto sta avvenendo sia di una gravità inaudita – ha detto ieri Andrea Pisanu, presidente dell’Unione dei Comuni del Sulcis – auspichiamo che si utilizzino tutti gli strumenti possibili per trovare soluzioni immediate e che in futuro il monitoraggio sia costante ed efficace. Il Sulcis ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di salute e ambiente».

Dal fronte ambientalista arriva un esposto e una forte denuncia da parte dell’associazione ecologista Gruppo di intervento giuridico (Grig): «Si tratta dell’ennesimo pesante inquinamento di origine industriale nel Sulcis Iglesiente, rientrante nel martoriato sito d’interesse nazionale (Sin) “Sulcis Iglesiente Guspinese”. – si legge – abbiamo provveduto a inoltrare una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti, coinvolgendo il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, la Regione, la Provincia del Sulcis Iglesiente, il Comune di Iglesias, l’Arpas, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, i carabinieri del Noe e informando la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Abbiamo chiesto, oltre all’effettuazione delle necessarie operazioni di bonifica ambientale, che vengano accertate le responsabilità di un fenomeno d’inquinamento di cui non si sentiva proprio il bisogno».

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