La battaglia del leader di CiviCa 2024: «L’amministrazione rinuncia a introiti enormi per i prossimi 50 anni»

«Nuovo stadio di Cagliari, progetto da rivedere: troppi rischi per il Comune 

Farris: meglio un impianto da 25mila posti, non condivido la scelta di realizzare l’albergo 

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Memorie depositate agli atti del Consiglio comunale. Nemmeno un rigo del Piano economico-finanziario trascurato. Numeri e clausole sotto la lente. Giuseppe Farris, l’avvocato-leader di CiviCa 2024, sul nuovo Sant’Elia non smette di dare battaglia.

L’hanno iscritta al partito dei contrari allo stadio.

«L’ho detto in tutti i modi: io voglio lo stadio. E infatti mi sto impegnando perché il progetto possa essere realizzato. Ma salvaguardando l’interesse della collettività».

Non sta succedendo?

«Basta vedere i numeri. Fermo restando che la procedura è monca: il Piano economico-finanziario deve essere ancora valutato».

Da chi?

«Dagli uffici del Comune. Ma secondo me il Pef presenta criticità evidenti».

Ci spieghi.

«Intanto i rischi sono a carico del concedente, il Comune, e non del concessionario, il Cagliari calcio. Se sulla costruzione aumenta per esempio il costo delle materie prime, l’amministrazione sarà esposta a maggiori spese. È previsto che rilascerà anche garanzie agli istituti di credito».

L’assessore Macciotta dice che non ce ne saranno.

«In questo progetto la parte pubblica investe molto di più quanto si faccia credere. Lo stesso project bond della Sfirs, la Finanziaria della Regione, assicura al proponente tassi agevolati e non di mercato. La restituzione del credito ottenuto non avviene a scadenze fisse, come in un normale mutuo, ma quando si generano flussi di cassa. Tutto questo sposta il rischio dal privato al pubblico. Il Comune, peraltro, rinuncia a cinquant’anni di Tosap, la tassa sull'occupazione del suolo pubblico, su 100mila metri quadrati: il mancato introito sarà enorme. Si aggiungano gli accantonamenti che l’amministrazione dovrà fare».

Per cosa?

«Quando si realizza un’opera così importante come il nuovo Sant’Elia, un investimento da oltre 218 milioni, non si può lasciare alle generazioni future l’onere di ammodernarlo o demolirlo. In previsione di questo scenario, un ente pubblico, per legge, ha l’obbligo di stanziare un fondo a copertura di quelle spese. Per lo stadio la somma da conservare annualmente si aggirerà intorno agli 800mila euro annui».

Quando tutte queste cose le ha dette in Aula, chi le ha risposto della Giunta?

«Nessuno. Ho depositato una memoria scritta però. Non è nemmeno accettabile che per tutta la durata cinquantennale della concessione, l’inflazione sia all’1,8%. Nel report di maggio della banca d’Italia era al 2,6%. Non è credibile nemmeno il margine di redditività allo 0,2%, davvero risibile. Qual è il privato che investe davanti a una stima così bassa sulla percentuale di guadagno? Il progetto dello stadio non può stare in piedi con questi numeri, ha una insostenibilità intrinseca. Non è stato nemmeno sottoposto a un stress test: non sono previsti eventi estremi plausibili che possono modificare radicalmente le dinamiche operative e quindi finanziarie. Costi e ricavi girano come se non dovesse mai accadere nulla. Eppure pandemia e lockdown insegnano che è necessario misurare le resilienza di un’operazione commerciale».

Il modello dello stadio polifunzionale le piace?

«No. Bisognerebbe continuare a puntare su uno stadio da 25mila posti, come nell’idea iniziale di Giulini. Invece si sono superati i 30mila per inseguire la follia dell’Europeo 2032 che, al massimo, porterà a Cagliari due partite. Non condivido nemmeno la scelta di realizzare l’albergo: un cinque stelle, con vista mare, in una zona definita non di pregio. Anche qui: qual è l’imprenditore che apre un hotel di lusso in un’area considerata poco attrattiva? Troppo cose non tornano».

(4 – continua)

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