C’è chi si sventola con i fogli degli appunti, chi tira due boccate di sigaretta prima dell'inizio del suono della campanella, chi manda giù acqua a volontà per affrontare il caldo. È un pomeriggio “bollente” a Palazzo Bacaredda: l’attesa è per una delle votazioni più attese degli ultimi anni. Il consiglio comunale approva la dichiarazione di pubblico interesse del nuovo stadio e riconosce il diritto di superficie al Cagliari calcio. È il passaggio che la città aspettava da dieci anni. E l’applauso che accompagna il voto racconta perfettamente il significato della giornata. Per la maggioranza è un momento storico. Per le opposizioni, pur ribadendo che «tutti vogliamo lo stadio» restano comunque interrogativi. Ma una cosa è evidente: da oggi il nuovo stadio non è più soltanto un sogno.
La soddisfazione
«Un altro passo è stato fatto», dice Massimo Zedda. «un passo importante per la rigenerazione in corso del quartiere di Sant’Elia, per i tifosi, per la regione e per tutta la città». «Si tratta del più importante investimento privato con il concorso pubblico degli ultimi anni», gli fa eco l’assessore allo Sport Giuseppe Macciotta, illustrando la delibera. «Questa amministrazione ha assunto una decisione coraggiosa e responsabile per portare avanti l’iter amministrativo di un’opera che rimarrà al patrimonio comunale. Chiudiamo un percorso burocratico complesso che ha animato il dibattito negli ultimi dieci anni».
La discussione
Poco prima delle 17.30 la campanella segna l’inizio dei lavori. Gli schemi sono confermati: voteranno sì tutti i consiglieri di maggioranza mentre quelli delle opposizioni (con l’eccezione di Edoardo Tocco) non parteciperanno al voto. «Questo non è il mio primo voto per lo stadio ma è il voto che attendevo da anni: quello che dà il via libera definitivo alla casa dei rossoblu, lo stadio Gigi Riva», dice Matteo Massa, Progressisti. «Un'opera moderna e polifunzionale che non servirà solo al calcio, ma anche a concerti, cultura, ed eventi internazionali. Un investimento, in un quartiere rigenerato, che produrrà un importante impatto economico e occupazionale», aggiunge. «Abbiamo affrontato questo passaggio con senso di responsabilità, studiando gli atti, approfondendo ogni aspetto e valutando l'interesse pubblico come unico criterio della nostra scelta», dice Marta Mereu, capogruppo del Pd. «In una città che ha un grande bisogno di lavoro e sviluppo, questa operazione sarà davvero un successo se saprà generare occupazione stabile, crescita economica e prospettive per i giovani». Al partito del “si” si iscrive anche Edoardo Tocco, FI: «Nonostante alcuni dubbi voglio essere lungimirante e vedere una immagine sportiva e turistica che resterà ai più giovani. La città sarà più attrattiva».
Le critiche
Seppure con toni pacati, il confronto con le opposizioni resta serrato. «Nella convenzione non compare nessun clausola per l’uso esclusivo dell’impianto da parte dell’amministrazione per l’organizzazione dei grandi eventi», dice Raffaele Onnis, Riformatori. «Rinunciare a questa opportunità rappresenta una grave carenza dell’accordo che avrebbe avuto una valenza straordinaria sotto il profilo del pubblico interesse», aggiunge. Critico anche Pierluigi Mannino, Fdi: «Non partecipo al voto perché gli atti confermano le mie perplessità. Il Pef è troppo ottimistico e la convenzione resta una fotocopia. La cosa più grave è la combinazione tra la clausola degli eventi destabilizzanti e la revisione prezzi: se i conti non tornano, il rischio ricade sul Comune», aggiunge. A tarda sera arriva anche il comunicato del Cagliari calcio: «È un passaggio fondamentale dopo 10 anni».
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