L’assalto alla Sardegna finisce di nuovo in Procura. Salgono a tre, dagli inizi di giugno, gli esposti contro la speculazione delle rinnovabili. Su impianti ancora da allineare, «in violazione a norme che tutelano il nostro patrimonio archeologico e paesaggistico». A emergere sono pure i rischi per «l’incolumità pubblica».
Prima denuncia
Il nuovo oggetto della contesa sono ancora le pale eoliche, ma il pericolo stavolta è legato alla viabilità extraurbana, «alla minaccia per gli automobilisti». Gli inglesi lo chiamo «shadow flicker», è scritto nell’esposto. Letteralmente significa “sfarfallio dell’ombra”. È l’effetto ottico che si produce quando un elemento (le pale in questo caso) taglia la luce diretta del sole, provocando un lampeggìo. Un risultato stroboscopico, molto fastidio per l’occhio umano che “cattura” il movimento continuo. Non quello a intermittenza.
L’appello
Arriva dal Presidio permanente del popolo sardo la richiesta di un’indagine. Le turbine finite sotto accusa sono quelle di Alas, tra Ittiri e Villanova Monteleone, territorio sassarese: dieci aerogeneratori per 60 megawatt. L’esposto lo ha firmato materialmente Davide Fadda che l’ha inviato alla magistratura sassarese e al procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, «perché si valuti se le distanze delle pale, rispetto alle infrastrutture stradali, siano compatibili con i criteri tecnico-prevenzionali normalmente adottati nei procedimenti eolici», specie nei casi in cui l’altezza delle turbine si aggiri intorno «ai 180-200 metri come in questo caso». Stando «all’esame della documentazione progettuale – ha scritto Fadda – emerge una possibile criticità di rilevanza ambientale e di sicurezza pubblica». L’attivista del presidio chiede inoltre di verificare «se prescrizioni della valutazione ambientale abbiano previsto specifiche fasce di sicurezza». Sollecitato anche l’accertamento della procedura autorizzativa per accertare «se eventuali modifiche esecutive abbiano determinato una variante sostanziale non rivalutata». Ma tale da obbligare, in linea teoria, all’apertura di un nuovo iter.
Nuovo caso
A distanza di pochi giorni, a tornare alla carica è l’associazione “Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia” che ha appena denunciato «l’impatto» di ventisette progetti, sparsi in tutta l’Isola, «sul patrimonio archeologico sardo» o che «ricadono nella zona di protezione dei beni Unesco». La nuova denuncia ricalca la motivazione precedente, ma aggiornando sia l’elenco dei siti di pregio che rischiano di essere devastati, sia la lista dei parchi verdi «in fase di autorizzazione al ministero dell’Ambiente», spiega il portavoce Piero Atzori. Anche in questo caso, la denuncia è stata inviata per conoscenza a Palazzo Chigi e in Regione, oltre ai Comuni interessati.
Il testo
«Esponiamo a codesta Procura – si legge nella denuncia presentata sempre a Sassari – la mancata distanza di 138 turbine eoliche» spalmate in «diciotto progetti» e che «minacciano sei importanti monumenti, tra domus de janas, dolmen, fortificazioni e santuari nuragici, tutti inseriti nelle Tentative List presentate all’Unesco per ottenere il riconoscimento come patrimonio dell’Umanità», hanno scritto da “Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia”.
I dettagli non mancano. Precisissimi. «Trentasette pale eoliche non rispettano la distanza dal dolmen Sa Coveccada, nel territorio di Mores». A Ossi è la necropoli di S’Adde ’e Asile che corre un pericolo, «per via di 34 turbine». Sono invece 27 quelle che rappresentano un problema per il nuraghe di Santu Antine a Torralba. Ancora: il complesso fortificato di Monte Baranta, a Olmedo, è messo a rischio da 20 aerogeneratori; undici quelli a una distanza irregolare dalla necropoli di Pubusattile, a Villanova Monteleone. Nove le turbine previste a ridosso del Santuario nuragico di Santa Cristina, a Paulilatino. «La realizzazione degli impianti – concludono dall’associazione – può compromettere il riconoscimento di nostri siti come patrimonio Unesco».
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