Consiglio.

Nuove palazzine, Zedda si sfila 

Il sindaco contrario a un progetto dei privati votato dalla maggioranza 

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Premessa: non è una crisi, neppure una frattura dentro la maggioranza. Ma uno strappo sì, almeno sull’urbanistica. E a certificarlo ci sono le parole del sindaco: «Se volete la mia opinione», dice in aula, «sono contrario a trasformare quell’area in palazzi. Al di la di questo caso, sono sempre stato contrario a sottrarre spazi destinati a verde e servizi». Massimo Zedda non gira intorno al problema: il progetto presentato da privati di costruire palazzine da realizzare tra via Biasi e via Chiabrera, accanto alla scuola, non lo convince. Eppure la delibera che ne apre l’iter è stata approvata dalla maggioranza in commissione Urbanistica e poi illustrata in Consiglio dall’assessore all’Urbanistica Matteo Lecis Cocco Ortu.

La vicenda

Il terreno è una distesa di sterpaglie, classificata dal piano urbanistico comunale come “area BS3*”, destinata proprio a verde e servizi. La delibera, utilizzando una deroga prevista dallo stesso puc, consente ai privati di presentare progetti che prevedono nuove residenze e spazi pubblici (verde e parcheggi, soprattutto) in quelle aree che non sono state riqualificate. Un’operazione, questa di via Biasi, di cui si discute da almeno tre anni e che sembrava arrivata a dama. Da due settimane, invece, la delibera è ferma in Consiglio. I Progressisti, il partito del sindaco, chiedono tempo per ulteriori approfondimenti. Martedì scorso il capogruppo Alessio Alias ha sollecitato un nuovo rinvio, osservando che «qualche settimana in più, dopo anni di attesa, non comprometterà il destino dell’intervento». Giusto, «perché no», dicono tutti i consiglieri. «Va bene approfondire, ma si metta il Consiglio al corrente delle difficoltà, se ci sono», è il tenore delle opposizioni.

L'Aula

Incalzato in occasione dell’ultimo Consiglio comunale da Giuseppe Farris (CiviCa 2024), Zedda ribadisce la sua storica contrarietà a edificare nelle aree riservate a verde e servizi, precisando che la decisione spetta al Consiglio. Difficile, dunque, immaginare un suo voto favorevole. «Dal momento che si tratta di una deroga, è il Consiglio che deve dire cosa si può fare», dice il sindaco. E aggiunge: «Una richiesta di rinvio per fare ulteriori approfondimenti penso sia legittima». Gli interrogativi sono diversi: «Ci servono case? Sì. Quella è una zona che ha avuto difficoltà dal punto di vista della riqualificazione? Sì. Sono tutte riflessioni legittime».

Le opposizioni

Farris contesta la posizione del sindaco: «L’assunto di partenza è da una parte illogico e dall’altra sbagliato. Illogico perché la proposta arriva dalla stessa Giunta; sbagliato perché le BS3* sono aree private che, senza possibilità edificatorie, rischiano di restare abbandonate. Sono uno strumento che nel corso dei decenni ha consentito di riqualificare e ricucire il tessuto urbano». Per l’avvocato e consigliere l’obiettivo è consentire ai privati di costruire su una quota dei terreni, ottenendo in cambio «verde accessibile, spazi pubblici di qualità, parcheggi pubblici, una viabilità sicura», a spese dei proprietari. Non solo. «Il consiglio non deve scegliere tra sviluppo e interesse pubblico deve piuttosto fare in modo che lo sviluppo coincida con l'interesse pubblico. In altre parole, consentendo l'edificazione dobbiamo tutelare l'interesse della città», aggiunge.

Ancora più duro Roberto Mura (Alleanza Sardegna), che legge nelle parole di Zedda «una clamorosa sfiducia politica nei confronti dell’assessore Lecis Cocco Ortu e della sua stessa maggioranza». E accusa «i consiglieri», di maggioranza, «di aver tentato di nascondere le divisioni dietro le richieste di approfondimento: se non riescono a gestire una delibera, come pensano di governare lo sviluppo di Cagliari?». ( ma. mad. )

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