Il caso.

«Nuoro mai Cayenna d’Italia» 

Regione contro il Governo: su 7 carceri destinate ai 41-bis, 3 sono nell’Isola 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

«Noi diciamo la verità e, come dice il filosofo Galimberti, la verità sta diventando sovversiva». Con parole dure e senza sconti, la presidente della Regione Alessandra Todde interviene sul futuro delle carceri isolane e, sull’ipotesi di una destinazione esclusiva di Badu’e Carros al regime di 41-bis. Ieri la Todde ha richiamato il verbale della seduta del 18 dicembre della Conferenza Stato-Regioni, definendolo l’unico contesto istituzionale di confronto con il Governo. Dal documento, secondo la governatrice, emerge un quadro allarmante: su sette in tutta Italia, «tre carceri - Uta, Bancali e Badu’e Carros - completamente dedicati al 41-bis, con numeri e prospettive terrificanti per la Sardegna». L’assessora Rosanna Laconi ha denunciato il mancato coinvolgimento della Regione nella fase decisionale. Da qui l’appello a una presa di responsabilità collettiva: «Bisogna abbandonare i colori politici e cominciare a difendere» l’Isola dice la Todde parlando di unità dei sardi e di una regione che deve essere riconosciuta come «terra di sviluppo» e non «la Cayenna d’Italia», annunciando la richiesta di un’informativa urgente al Consiglio regionale.

La lettura opposta

A una lettura diversa del verbale della Conferenza Stato-Regioni si richiama invece Siamo Nuoro, con i consiglieri Bastianella Buffoni e Pierluigi Saiu, che sottolineano come dal documento emerga un passaggio ritenuto dirimente: il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro afferma infatti che «non verrà aumentato complessivamente il numero dei posti del 41-bis». È falso sostenere che a Nuoro possano arrivare 240 detenuti in regime di 41-bis. «Attualmente – sostiene Delmastro - abbiamo 192 posti in Sardegna di 41-bis. Certamente non diventeranno 380 o 700».

«Diritti di difesa a rischio»

Parole che fanno da sfondo e rafforzano le preoccupazioni già espresse dall’Avvocatura nuorese. Al centro della nota firmata dal presidente della Camera penale di Nuoro, Giovanni Angelo Colli, c’è la compromissione del diritto di difesa e del diritto al mantenimento di rapporti concreti ed effettivi con i familiari per i detenuti non sottoposti al regime speciale. Secondo Colli, il massiccio trasferimento di detenuti “ordinari” da Badu ’e Carros verso altre strutture sta già producendo effetti gravi e immediati. Una scelta che, denuncia «che determina una compressione inaccettabile del diritto di difesa e del diritto al mantenimento di relazioni familiari», colpendo persone «non sottoposte ad alcun regime speciale e spesso in attesa di giudizio». Il tema non riguarda, chiarisce Colli, la legittimità astratta del 41-bis, ma le conseguenze concrete di una trasformazione del carcere nuorese in struttura esclusiva o prevalentemente dedicata a quel regime. Linea condivisa dal presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Lorenzo Soro, e dall’ex presidente Basilio Brodu.

Confronto istituzionale

La Camera Penale ribadisce «la ferma contrarietà a qualsiasi destinazione di Badu ’e Carros, esclusiva o anche solo prevalente, al 41-bis» e chiede «l’immediata sospensione di ogni decisione eventualmente già in itinere» e sollecita l’apertura di «un confronto istituzionale» con avvocatura, istituzioni territoriali, Regione, garanti e associazioni.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?